Monday, August 18, 2008

Allora i Bambacioni esistono ancora??

Amici del blog

E' un bel po' che non vivo in Italia, e sembra i Bambacioni non siano ancora estinti!
Qualcuno ricordera' il vecchio articolo che fece tanto clamore tempo fa sul blog, ecco il link qui sotto per chi e' interessato:

http://cavesiadublin.blogspot.com/2007/10/italia-paese-dei-bambacioni.html

Mi son imbattuto nella mattinata in un articolo sul Corriere, il quale parla di un ingegnere...
  • Anni 36
  • Vive con la madre
  • Disoccupato
  • Milanese!
  • E' costretto a lavorare in Irlanda per mantenersi (e noi allora che facciamo ?)
MADONNA DEL CARMINE! Avevo dimenticato queste storie all'Italiana! Quello che mi fa ridere e piangere allo stesso tempo non e' il fatto che il povero ragazzotto (si fa per dire hihihi) si trova nel bel mezzo di una battaglia legale col padre, ma che sia ancora disoccupato e viva con la madre!
Magari il padre si e' comportato male, allora ben venga che paghi. Non sono fatti nostri e non possiamo giudicare essendo estranei alla vicenda.
Sono italiano ma ho dimenticato vivendo quasi da tre anni qui queste storie assurde. All'estero i ragazzi vivono fuori casa sin dai 18 anni, cominciano a lavorare molto presto. A 36 anni spesso hano alle spalle piu' di 10 anni di esperienza (e molte pinte!).

Spesso mi domando come sia possibile che non si riesca a cambiare le abitudini degli italiani. Io vengo da una famiglia non benestante, abbiamo avuto seri problemi finanziari durante i miei ultimi anni di studi, eppure oggi lavoro. Lo stesso e' per molti amici della mia citta' e dintorni che hanno lasciato la Citta', la regione o il Paese. Lavoriamo e cresciamo, molti di noi sono in carriera. Nessuno di noi e' ancora a casa, con la mammina che lava e stira, che ti prepara la borsa per la palestra, lavando persino le tue mutante maleodoranti dopo un'ora di jogging passata per dimenticare la disoccupazione!

Personalmente sarei andato anche al polo Sud per lavoro. Dal momento in cui mi son laureato dissi a mio padre: "hai fatto il tuo dovere, ora dipende esclusivamente da me".
Nella mia ideologia non esistono scuse. Se esiste un posto dove si puo' trovare un impiego, ci si deve andare. Non esiste la possibilita' per me di restare a casa. I miei genitori non mi lincerebbero se tornassi casa, pur senza lavoro, e molti altri genitori farebbero lo stesso.

Ma io non ci sto! Sta a noi giovani cambiare le cose. Fin quando esistera' un esercito di Bambacioni ad aspettare qualche piccolo un impiego, anche temporaneo e saltuario per pochi euro, che ti permette di non stare a casa ad aspettare che le cose cambino, i datori di lavoro avranno sempre una fila di poverelli pronti ad accettare condizioni di lavoro precarie e paghe da fame (per non parlare di tirocini e stage creati ad hoc giusto per non pagare e mandarti a fanculo al termine del rapporto).
Alla fine dell'articolo c'e' scritto che il povero ingegnere e' stato costretto a spostarsi in Irlanda per mantenersi. Ma che discorsi sono questi? Mantenersi? Perche' si lavora solo per mantenersi? Io faccio parte delle persone che hanno progetti nella vita. Progetti nell'ambito lavorativo, hobby, passioni. Il lavoro permette di autorealizzarsi. L'essere umano esprime la sua personalita' nella maniera in cui spende il proprio salario. Un esempio?
  • Antonio/Bacco legge montagne di libri
  • Enzo / Bacienzo viaggia tantissimo
  • Alfredo (IO) amo la fotografia e la musica quindi compro tante riviste fotografiche e CD
Il lavoro non e' mantenersi. Il lavoro e' partecipare alla produzione di beni e ricchezza, alla produzione ed al consumo di essi.

Vi lascio alla lettuara dell'articolo. In fondo c'e' il link alla fonte ufficiale.

Ha 36 anni, Vive con la madre separata dal marito e preannuncia ricorso

Ingegnere disoccupato chiede mensile
al padre. Il giudice: «No all'assegno»

Negati anche 57mila euro di arretrati e un risarcimento di un milione per «disinteresse morale e materiale»

MILANO - Un ingegnere di 36 anni disoccupato, e che vive con la madre separata dal marito, chiede al padre, decisamente facoltoso, un mensile di 2.000 euro, da versargli fino a quando non troverà un lavoro confacente al suo titolo di studio. Ma il papà rifiuta: si va in tribunale, e il giudice dice no all'assegno mensile per il figlio.

IL GIUDICE - Il magistrato del Tribunale civile di Milano, argomentando nel corso della causa - come riferito dal legale dell'ingegnere, Giacinto Canzona - che il lavoro poteva essere trovato anche all'estero, ha respinto la richiesta. No ai 2.000 euro mensili, e no anche a un somma ben più cospicua: 57 mila euro di arretrati e un risarcimento di un milione richiesto per il «disinteresse morale e materiale del padre» nei confronti del figlio. Il giudice ha stabilito che un assegno di mantenimento di 650 mila lire era stato corrisposto dal padre a partire dal 1986, anno in cui si separò dalla moglie, fino a qualche anno fa, e che nulla è dovuto all'ingegnere come arretrati. Per quanto riguarda il mensile di 2.000 euro, secondo il giudice il laureato in ingegneria «non ha fornito alcuna prova della sua concreta attivazione per reperire un'attività lavorativa corrispondente al titolo di studio, e quindi del fatto che egli si trovi senza colpa in stato di disoccupazione».

L'AVVOCATO - Sul fatto che, non trovando lavoro in Italia, avrebbe potuto cercarlo e trovarlo anche all'estero - come osservato dal giudice - l'avvocato Canzona sottolinea invece, sulla scorta di una sentenza della Cassazione, che «il titolo di studio deve essere spendibile anche nel proprio Paese». Da qui l'annuncio di un ricorso in appello. Appello che, annuncia il legale, si rifarà anche alla sentenza della Cassazione che stabilì, nel 2006, un precedente contrario alla sentenza milanese, nella causa che vide opposti Albano e Romina Power per quanto riguarda il mantenimento dei figli: «Perdura l'obbligo del mantenimento, indipendentemente dal raggiungimento della maggior età, finchè i figli non diventino autosufficienti dal punto di vista economico». Gli ermellini stabilivano infatti che, anche se in presenza di un affidamento congiunto, non veniva meno «l'obbligo di uno dei genitori a contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza». L'avvocato contesta anche l'asserzione secondo cui il suo assistito non si sarebbe dato da fare per trovare un lavoro adeguato alla sua laurea: aveva mandato numerosi curricula a varie aziende che si erano limitate a rispondere «le faremo sapere». «Per mantenersi - spiega l'avvocato Canzona - ora è costretto a lavorare in Irlanda», ma non demorde per vincere la causa.




http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_17/bamboccione_giudice_nega_eb5d66f0-6c78-11dd-9087-00144f02aabc.shtml

12 comments:

Alfredo_s@x said...

Aspetto commenti di massa!

cavesiadublino said...

grandissimo alfredo.

Mi hai fatto ridere tantissimo oggi pomeriggio..

In Italia stiamo arrivando alla fruttA!!!!!

enzo

Paolo Valteroni said...

Sul giudizio riguardo al povero ingegnere nulla da ridire. Quello che spaventa e' che l'Italia ne e' ancora piena.

Sul fatto che il lavoro permetta di autorealizzarsi non sono tanto d'accordo invece, sai quanti modi conosco per autorealizzarmi, altro che il lavoro!!!
Il lavoro serve invece molto spesso a mantenersi, e solo quello che ne rimane ad autorealizzarsi. Vedi i tuoi esempi.

Certo, dipende poi da che punto di vista si osserva la cosa. Se penso che lo stipendio che percepisco in fondo al mese per il lavoro che faccio, mi permette di potermi pagare un affitto, pagare le bollette e tutto il resto delle spese, il tutto per permettere a me e mia moglie di condurre il tipo di vita che vogliamo, ovvero liberi e indipendenti allora siamo d'accordo che serve ad autorealizzarsi.

Buona settimana al trio Cavese :-)

Alfredo_s@x said...

BACIENZOOOOOO!

pallotron said...

minchia. STAVO PER PARTIRE CON LA STANDING OVATION.
poi alla fine ho sentito la folla partire con un OHHHHHHHHHHHHH di rammarico.

"Il lavoro e' partecipare alla produzione di beni e ricchezza, alla produzione ed al consumo di essi."

avrei aggiunto consumo CRITICO di essi.
e la frase sarebbe stata perfetta!
anzi tutto l'articolo!!! :)
e sarei partito con la standing ovation!
cmq bel post. la penso come voi.
tranen come bacco, che e' un fascistone! :D

bacco1977 said...

dai Alf che non leggo montagne di libri!.
Di Bambacioni ve ne sono molti. Noi Cavesi a Dublino ne abbiamo dovuti fronteggiare un paio. Ricordi?

bacco1977 said...

@Pallotron
Da quando siamo in Irlanda tutti noi consumiamo criticamente le risorse. Vuoi un esempio? CHi di noi ha la macchina?
Ciao Comunistone

@Paolo
We agree...Enjoy!!

Antonio said...

Madonna mia altro che commento qua dovrei scrivere un post di risposta :).

Sarò telegrafico scrivendo che concordo con la visione espressa dall'autore. Personalmente non ho mai lavorato in Italia, a 17 anni ho preo il culo in spalla e l'ho portato a Roma (500 Km di distanza da mammina che lavava e stirava).

A 24 anni l'ho ripreso in spalla e l'ho portato a Siviglia per una esperienza di lavoro.

A 25 l'ho portato in Irlanda per altra esperienza di lavoro e in cerca di qualcosa che desse un senso a soldi spesi dai miei genitori per mantenermi e alle mie serate da cameriere per 30 euro a notte più 5-10 euro di mancia... altro che Dublino.

Non posso però non avere un pensiero per il mio paese che ho dovuto lasciare perché non mi accontento di fare il semplice impiegato (se mi dice culo) o l'assistente in un negozio di scarpe part-time o il centralinista della telecom o vodafone.

Mi spiace di sentirmi tanto inutile nei confronti di quello che per me è è stato e resterà sempre il posto più bello, il posto in cui vorei vivere, avere figli, vederli crescere e invecchiare io con loro. Vedere mio padre e mia madre diventare dei nonni e non sentire la stretta al cuore ogni volta che dopo 6 mesi li vedo un pò più in la con l'età e gli occhhi lucidi nel vedermi partire.

In quanto al consumo non sono troppo d'accordo I' afraid, perché spesso mi sono preso con le mani nel sacco a spendere i soldi solo per spenderli in questo villaggio globale. In questo luogo dove l'alternativa allo shopping per me è starmene in casa con la mia dolce metà a guardare un film. Ma qui dovrei riaprire la parentesi su cosa Dublino mi offre e sarebbe aun altro post ancora. Certo è che ora ho la certezza che alla domanda "perché non te ne vai se proprio non ti piace sto posto?" risponderei con sicurezza "perché passo 9 ore della mia giornata in quello che reputo il posto più affascinante possibile dal punto di vista lavorativo e altre 8 ore dormendo, per quelle 5 ore che sto sveglio un film e una chiacchierata con qualche amico mi tengono su".

Saluti

bacco1977 said...

@Antonio
Grazie per il bel commento. Un solo appunto. Dublino non e' l'inferno. non e' nemmeno il paradiso. '# Dublino ha pregi e Difetti. Non dipingiamola sempre cosi' male . ;)
grazie mille

Anonymous said...

Pelandroni!

bacco1977 said...

gia'

Alfredo_s@x said...

@ Antonio, mi son commosso leggendo il tuo commento. per me e' lo stesso, la vita e' una sola e la sto vivendo a distanza dai genitori e dai luoghi dove sono nato, cresciuto e vissuto per 24, ma tutto cio'pur essendo triste e' molto, molto meglio e piu' razionale che restare e far sgobbare i miei perche' devono mantenermi o cmq aiutarmi e vedermi non realizzato ancora quando adulto. Veniamo da luoghi dove in una maniera o nell'altra occorre fare il "sangue amaro" e sacrificare qualcosa.

@ Pallotron, grazie per il commento! Be hai ragione ma ho scritto questo articolo in meno di un quarto d'ora durante la pausa pranzo. Rileggendolo ho notato anche che la frase sarebbe dovuta essere differente, ma la lascio cosi ora.

E infine rispondo a PAOLO VALTERONI, in parte hai ragione, ma forse non mi sono spiegato bene. Non e' il lavoro in se che ti permette di realizzarti(anche se alconi sono workhoolic) ma il tuo salario che ti permette, nel momento in cui lo spendi, di scegliere cosa consumare e come. E' logico che una parte va in spese fisse, ovvero cibo e fitto. Ma anche quello potrebbe essere un piacere no? Il posto dove vivere, come arredare la casa (ad esempio a me piacciono le painte in casa). Non vediamola come necessario pagare il fitto e mangiare. Fanno parte della vita. Proprio stasera ho comprato scampi freschi e pomodorini italiani... con pasta italiana Oro Giallo e non vi dico che goduria. Non lo vedo come soddisfazione di un bisogno basilare. Cosa ne pensi?
Qualcuno potrebbe chiedersi, ma perche' non ricevere un salario senza lavorare? Se nessuno lavorasse, non ci sarebbe produzione di beni e servizi. Quindi cosa consumare? Io direi di partecipare con piacere alla vita e ricordare che e' una sola e non si sa quando finira', quindi di godersela fino alla fine e non disperarsi mai fin quando c'e la salute. Un saluto a tutti

Cava Dei Tirreni