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Wednesday, March 10, 2010

Riguardo la chiesa e la criminalita' organizzata

Ultimamente la chiesa mi sta deludendo piu' di quanto lo facesse gia' prima. Lo scandalo sugli abusi sessuali proprio non mi va giu'. Se e' vero che ci sono mele marce ovunque, non e' proprio accettabile il fatto che questi abusi siano stati coperti.
Dov'e' Dio nei cuori di questi sporchi bastardi? Sono attaccati al potere allo stesso modo dei politici corrotti. Preferisco di gran lunga un politico corrotto ad un membro del clero che copre un abuso sessuale.

Nel nostro immaginario la chiesa e' un'organizzazione da rispettare. Dio e' da rispettare, la religione, le religioni pacifiche lo sono, come il cristianesimo, ma non la chiesa, com'e' oggi.
Ci sono voci di protesta all'interno della chiesa. Qualcuno ha coperto e copre anche la mafia si sa. In Italia, soprattutto nei paesini, le persone vengono attirate in chiesa tramite la venerazione dei santi, non di Dio. Questo non e' positivo. Ho conosciuto una suora a Dublino, una signora gentilissima a cui non ho chiesto l'eta' ma mi ha detto che ha piu' di 80 anni. Le ho chiesto cosa ne pensa della venerazione ossessiva dei santi, anzi delle statue dei santi. Lei mi ha spiegato che i santi intercedono tra noi e Dio ma non sono Dio. Nelle preghiere dovremmo rivolgerci prima di tutto verso Dio per essere ottimi cristiani.

Bando alle ciance ora vado verso il nocciolo del post, l'intreccio tra mafia e chiesa in alcune zone del bel paese. La chiesa purtroppo spesso e' complice o semplicemente come potere non si esprime. Questo e' dispregevole. La falsa cristianita' dei boss mafiosi e il far finta di non sapere o vedere della chiesa mi provocano repulsione, disgusto ed in aggiunta la classe politica non fa nulla, accetta il sistema, se ne lava le mani. L'Italia e' ammalata di un tumore che ha attaccato i poteri dello Stato. Questo e' il problema.

L'articolo che vi propongo e' molto interessante e profondo. E' un'analisi che condivido della nostra societa'. Buona lettura.

Dimenticavo, onore ai preti onesti, quelli che hanno davvero a cuore i fedeli.


Mafia, la protesta dei vescovi del Sud

"Basta feste religiose nei comuni collusi"


PALERMO - Basta con la timidezza della Chiesa, basta con il sostegno ai politici che scendono a patti con la criminalità, basta con la falsa religiosità dei mafiosi. Dopo il documento della Cei sul Mezzogiorno, scendono in campo i presuli di trincea con due proposte forti: uno "sciopero elettorale" che sottolinei l'inadeguatezza della classe politica e l'abolizione delle feste religiose nei paesi in cui regna la criminalità mafiosa.

Da Locri ad Acerra, da Mazara del Vallo ad Agrigento: i vescovi di frontiera parlano dalle colonne di Famiglia cristiana e fanno autocritica per le timidezze del clero. Così Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio per gli affari giuridici della Conferenza episcopale italiana, teme una Chiesa "icona dell'antimafia", che sollevi i singoli dalle proprie responsabilità e lancia il guanto di sfida per non lasciare lettera morta il recente documento della Cei sul Mezzogiorno. "Se dopo Pasqua nessuno ne parlerà, avremo fallito. Anche nelle nostre comunità - dice - occorre riflettere sul senso della parola terribile citata nel documento: collusione". Monsignor Mogavero, che nei giorni scorsi era intervenuto con durezza sul decreto per la riammissione delle liste del Pdl per le Regionali e sulle leggi "ad personam", ora invita i fedeli ad azioni dimostrative: "Ogni comunità - propone - scelga un argomento in relazione alla situazione del proprio territorio e agisca: pizzo, usura, corruzione della politica, mafia devota che offre soldi per le feste popolari".

Invita invece ad uno sciopero elettorale don Riboldi. "Adesso tocca a noi - dice il vescovo di Acerra - Ai politici bisogna dire: o ascoltate la nostra voce, o non vi votiamo più. I cristiani al Sud devono svegliarsi. Oggi sono continuamente assistiti. Il Mezzogiorno non è l'Italia, oggi si può dire che è una zona annessa. Sarà brutto, ma è così. In 50 anni al Sud ho visto solo parole ed errori: fabbriche nate e morte, terreni agricoli devastati, turismo in abbandono. Le mafie hanno avuto terreno fertile, arato dallo Stato e da un sistema di corruzione e di collusione impostato con straordinaria efficacia. E la gente ha subito e si è rassegnata". Don Riboldi non risparmia dure critiche ai rappresentanti delle istituzioni: "La cultura dell'illegalità è stata diffusa dallo Stato. E non mi consola vedere che proprio chi ha contribuito alla logica della corruzione propone una legge contro di essa. La camorra domina i cuori e le menti. Impedisce ai ragazzini di andare a scuola, perché è lei che li vuole educare. Eppure tagliamo i fondi alla scuola. Bisogna tagliare i ponti, anche quelli tra le nostre chiese e la cultura mafiosa, che spesso dimostra di essere devota". Un concetto che sta molto a cuore al vescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, quello che a Natale tolse i Re Magi dal presepe lasciando la scritta: "respinti alla frontiera" come immigrati clandestini. Oggi dice: "Aboliamo ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi. Il sacro non basta per ritenersi a posto se poi nessuno denuncia e la cultura mafiosa è l'unica ammessa".  E Giuseppe Morosini, vescovo di Locri, ammette le responsabilità: "Bisognava essere più chiari, anche nelle responsabilità di una Chiesa a volte troppo timida".



Fonte:
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/10/news/mafia_feste_religiose-2574730/

La Sindrome del Super Enalotto

Non c'entrano gli italiani con questo post, nemmeno i sindromati. Si parla di Irlanda ed Irlandesi.

Dunque, navigando su daft, nella sezione delle case in vendita, e' evidente il crollo dei prezzi. Se prendete zone tipo Donabate, Clonsilla, Castelnock, Templeogue,parte del West, Saggart, Rathcoole, Adamstown, ovvero zone decenti ma non costosissime, vi accorgete che effettivamente si puo' tranquillamente cominciare a pensare di acquistare.

Accade pero' ogni tanto qualcosa di strano.
Supponiamo di prendere Donabate. A 280k riusciamo a trovare una casetta carina, 2 oppure 3 stanze. Probabile che si riesca a scendere di un'altro 10% sul prezzo, e portarsela a casa per 250. Poi, proseguendo la navigazione, improvvisamente ci si imbatte in un appartamentino di 2 stanze a 410mila euro. Oppure un "single bedroom" a 300mila euro. Non ha senso. Apparentemente.

Invece di senso ne ha, eccome! Si tratta degli Irlandesi affetti dalla sindrome del super enalotto. Ovvero di coloro che non accettano che cio' che hanno acquistato, ora vale la meta', o poco piu', e cercano di rivendere al prezzo di fine 2006, o giugno 2007. In genere ti dicono "Io tanto l'ho pagata e per me tanto vale".
E si meravigliano del perche', dopo sei mesi, nessuno chiami interessato al loro immobile di valore.
Io capisco la stizza e la delusione, Per me sarebbe difficile da digerire una cosa del genere. Ma piuttosto che acquistare un cesso a 400k qui, avrei preso un appartamentino nelle mie zone, qualche paesino tranquillo, a poco piu' di 100 mila euro, e me ne sarei tornato a fare il vecchio pensionato a casa mia.

Ad ogni modo, sono come coloro che avevano una schedina del super enalotto vincente e non l'hanno giocata. Si presentano alla ricevitoria e pretendono i soldi. "Ho una schedina vincente, non l'ho giocata, ma mi dovete comunque i soldi perche' e' mia".
Non capiscono che il treno e' passato. I soldi del monopoli sono finiti. Pochi hanno vinto, molto pochi. A coloro che hanno perso non resta che tenersi il loro buco e pagarlo fino a quando non andranno in pensione.
La prossima volta giocatele le schedine del super enalotto.
Oppure, se non vi piace il rischio, non giocate d'azzardo.

Bacco1977

Friday, March 5, 2010

Carceri Dublinesi e sistema giudiziario Irlandese

Come funziona il sistema giudiziario irlandese?
E le carceri?
Come erano?
Come sono?
Come saranno?

Augurandovi sempre di non averne bisogno, vi rimando qui.

E' in italiano, leggetelo ed apriamo una discussione seria.

Bacco1977

Thursday, March 4, 2010

Alcolizzati

Se questo articolo parlasse di irlandesi, non mi meraviglierebbe, ma mi preoccuperebbe comunque.

Quando parla di italiani invece, non posso far altro che ripetere l'ennesimo "ve lo avevo detto".

Ve lo avevo detto che in Italia il fenomeno di abuso di alcol era a livelli di guardia ed infatti molti lettori mi diedero ragione.
Ora il fenomeno e' all'attenzione dei media.
Tra qualche anno lo sara' a quella del governo.
Drinkaware.ie presto avra' la versione italiana : beveteconmoderazione.it oppure bevetecoscienziosamente.it o anche bevetepoco.it oppure beveteenonguidate.it. O magari gia' esiste e sono troppo svogliato per cercare.

Bacco1977

Saturday, February 27, 2010

Saviano, non parlare di rugby

Non voglio scatenare una polemica contro Saviano.
Chi mi segue da tempo, sa benissimo quanto io sia un appassionato delle sue inchieste, della lotta che ha deciso di portare avanti, della sua personalita'.

Pero', quando una cosa non la conosci, non farci un articolo.

Vi riporto la frase da me incriminata:

"Il calcio è uno sport da signorine giocato da duri, il rugby è uno sport da duri giocato da signorine"

Sostituire signorine con gentiluomini, per favore. E poi hooligan non si traduce proprio con duri. Magari andrebbe lasciato senza traduzione.


Insomma, sei Napoletano ed e' chiaro che non conosci il rugby. Non voglio asserire che tutti i Napoletani non conoscano il rugby, basti pensare alla squadra Partenope Napoli. Solo, questo va detto, che il rugby non e' il nostro sport nazionale e magari Saviano e' molto piu' bravo quando parla di calcio, di Maradona, di Napoli.

Con tutto il rispetto, ma quell'articolo e' veramente mediocre. Pieno di retorica e falso buonismo. Caratteristiche che molto raramente ho riscontrato in Saviano.

Personalmente, avrei saputo fare molto ma molto meglio.

A ciascuno il suo.

Bacco1977

Tuesday, February 16, 2010

52 nuove scuole

Per far fronte alla carenza di edifici rispetto al boom di nascituri che c'e' stato qui negli ultimi anni, il governo finalmente si organizza.

52 nuove scuole, ed un piano per altri 27 nuovi progetti non ancora approvato pero'.

Nazione giovane che investe (in ritardo di qualche anno secondo me) sulle sue nuove generazioni.

Wednesday, February 10, 2010

Eircom advert

La mia azienda sta producendo dei simpatici spot ultimamente per combattere la forte concorrenza proveniente in special modo da UPC o NTL. In questi advert sono impiegati attori professionisti insieme a dipendenti eircom. L'area marketing e' proprio di fianco alla mia, le idee nascono settimane prima quando insieme elaboriamo dati per fare analisi (correzione della parola "anali" simpaticamente suggerita da Simona e Gabriele) di scenario e quando si idea l'offerta si passa alla campagna televisiva

In questo spot ci sono due colleghi con i quali spendo ore di lavoro ogni giorni. Sono le due guardie che aprono il sipario. Mezza azienda li sta bombardando di emails e foto perche' ci sono dei grandi poster con loro due all'ingresso.



Un altro advert molto simpatico per via della presenza di questo meraviglioso cane. Al lavoro ci sono degli schermi con i video del backstage che mostrano quanto questo cane sia intelligente e soprattuto amorevole.




Non ho chiesto il video della coppia di gemelli John and Edward, i due ragazzini che han partecipato ad X Factor in UK. I ragazzi sono stati utilizzati come testimonial per eircom study hub, un portale con lezioni gratuite per il leaving certificate. Devo dire questa e' davvero un'ottima offerta per le famiglie che hanno figli che devono affrontare questo esame.

Saluti
Alfredo

Monday, February 8, 2010

Per chi volesse acquistare un'auto usata

Fiat 500, 600 1955 TO 1992: The Essential Buyer's GuideTutti avranno avuto modo di leggere riguardo il richiamo di milioni di Toyota Prius per un difetto ai freni. Brutta storia per una azienda che io considero seria ed affidabile. Sul Sole 24 Ore ho trovato due link utilissimi per chi intendesse acquistare un'auto usata. Sono qui sotto. Il primo elenca marca per marca tutti gli episodi di richiamo veicolo con descrizione del problema e periodo di produzione dei veicoli interessati. Il secondo link riguarda un articolo con i casi piu' clamorosi della storia auto. Molto interessante devo dire. Lascio il link ed incollo il testo integrale dell'articolo. Se non ho letto male, non ci sono stati episodi gravi per Fiat sebbene il numero di richiami sia altro, oltre 100. Nei prossimi 12 mesi vorrei acquistare un'automobile usata ed e' molto utile poter controllare se ci siano stati, conoscendo il periodo di produzione dell'auto a cui si e' interessati, eventuali difetti di produzione. Buona lettura.


http://www.trasporti.gov.it/page/NuovoSito/site.php?p=albric


http://www.motori24.ilsole24ore.com/Sicurezza/2010/02/richiami-auto-storia.php





I grandi richiami della storia dell'auto

di Corrado Canali


Errori e piccole anomalie sono all'ordine del giorno in tutti i settori industrali, figuriamoci nell'automobile, un mezzo destinato a viaggiare su strada e dunque con le numerose variabili che ne conseguono, oltre che affidato alle mani di utilizzatori dai più abili ai più inesperti. L'anomalia, di conseguenza, fa parte della normale casistica e le Case d'auto sono le prime ad avere interesse a sostituire il pezzo difettoso, proprio per salvaguardare col rapporto di fiducia che non può mai venire meno fra costruttore d'auto e acquirente finale. Di sicuro, però, la sempre più complicata vicenda dei maxi-richiami di Toyota riporta alla memoria di altre famose operazioni effettuate da altri costruttori e non solo di automobili. La prima che suscitò un vero e proprio scandalo nell'opinione pubblica mondiale, è quella che tra il 2000 e il 2001 riguardò i pneumatici della Firestone. Nessuno sa esattamente quanti ne siano stati ritirati, 7 o 13 o addirittura 25 milioni di pneumatici ATX Firestone hanno provocato negli Usa uno dei più grandi scandali legati all'automobile, con oltre 250 morti per incidenti più 3.000 feriti. La vicenda colpì gravemente anche il gruppo Ford che montava le gomme Firestone proprio su uno dei suoi SUV più venduti negli Usa, l'Explorer e dovette rifondere per indennizzi ai propri clienti ben 2,4 miliardi di dollari. Sempre in quegli anni, un altro scandalo interessò la Mitsubishi: in Giappone la polizia, indagando su un incidente, scoprì casualmente documenti che dimostravano come l'azienda nipponica fosse al corrente di alcuni difetti relativi ad auto, bus e truck di propria produzione ma che li copriva da circa trent'anni. Lo scandalo costò alla Mitsubishi 11 mila posti, più o meno 1/4 della forza lavoro di allora e per sopravvivere fu costretta a cedere il controllo della società al gruppo DaimlerChrysler. Altri maxi-richiami di veicoli difettati sono avvenuti negli Stati Uniti, dove l'estrema attenzione per il consumatore e la trasparenza ha reso questa operazione da sempre molto in voga. Su tutta la materia governa la potentissima NHTSA, National Highway Traffic Safety Administration, a cui spetta il complesso compito di monitorare la difettosita dei veicoli venduti negli Usa e di comunicare e tracciare la gestione dei richiami. L'anno di punta è stato il 2004 quando sono state segnalate difettosita riguardanti 30,8 milioni di veicoli. Attualmente, la classifica dei dieci piu importanti richiami vede al primo posto la Ford, con ben 12 milioni di auto e truck fatti rientrare nelle concessionarie nel febbraio del 2008 per un interruttore a rischio di surriscaldamento. Ford si aggiudica anche il secondo posto con gli 8,6 milioni di veicoli controllati nel 1996 per un difetto all'accensione. Al terzo posto c'è la General Motors, che nel 1971 richiamo 6,7 milioni di veicoli per un difetto ai supporti del motore. GM si aggiudica anche il quarto posto nel 1981 (5,8 milioni di auto) per un difetto nei bulloni delle sospensioni anteriori. Ford ricompare al quinto posto con il recall del 1971 riguardante 4,1 milioni di veicoli e relativo a un possibile distacco del fissaggio superiore delle cinture di 


sicurezza. Di nuovo GM al sesto posto nel 1973, quando vennero controllate 3,7 milioni di auto per il possibile distacco della scatola dello sterzo. Bisogna scendere al settimo posto per trovare la prima Casa non americana: è la Honda che nel 1995 richiama 3,7 milioni di auto per la difettosità del pulsante di rilascio delle cinture di sicurezza. Non meno grave il difetto che nel 1972 obbligò la Volkswagen a richiamare 3,6 milioni di Maggiolino, assegnandole l'ottavo posto in classifica: il braccio del tergicristallo si staccava improvvisamente azzerando la visibilità. Al nono posto un altro richiamo GM nel 2004 (3,6 milioni) per la sostituzione dei fissaggi del portellone posteriore. Infine al decimo posto torna Ford (3,6 milioni) per difetti alle tubature di alimentazione del carburante. Riguardo all'Europa, la situazione dei richiami è molto più frammentaria: ogni Paese agisce indipendentemente attraverso gli organismi ufficiali, nel caso italiano è il ministero dei Trasporti che nel suo sito indica tutti i richiami divisi per marca o le organizzazioni indipendenti, come i vari automobil club. Sui difetti delle auto esiste anche un osservatorio dell' Unione europea, nell'ambito della Direzione Generale per la Salute e i Consumatori. Le vetture vengono però trattate alla stregua dei giocattoli e degli altri prodotti che possono avere conseguenze dannose per la salute dei consumatori. L'anomalia e la procedura d'inserimento dei difetti, che viene avviata su richiesta di un qualsiasi Stato membro.


Alfredo




Stealing Speed: The biggest spy scandal in motorsport history



Friday, January 29, 2010

Rapporto Eurispes: «Gli stipendi italiani tra i più bassi dei Paesi industrializzati»

E che ne parliamo a fare? Parliamo di notizie serie.
Chi dice non sia vero, chi afferma il contrario. Gli stipendi italiani, il dilemma del XXI secolo. Il rapporto OCSE sostiene che gli stipendi netti italiani siano al 23esimo posto tra i paesi industrializzati, poco piu' di 14000 euro medi netti all'anno e che in alcuni casi gli affitti sono cosi alti in proporzione allo stipendio che per vivere in una zona centrale in una delle otto citta' esaminate occorrerebbe il 116% del reddito di una famiglia che intasca 20000 euro annui. In pratica non si puo pagare l'affitto con un solo stipendio in centro citta'.

Non per fare il solito paragone, ma vivendo a Dublino io porto un esempio dalla citta' dove vivo. Oggi uno stipendio minimo e' intorno a 1400/1500 euro e l'affitto di un bel appartamento in ottimo stato di 50 metri quadri con una stanza costa 800/900 euro in zona centrale, a pochi minuti a piedi dalla linea del tram e dalle due stazioni principali. Spostandosi di meno di 2 km, sempre all'interno della citta' l'affitto scende, e di molto. Insomma un single con un lavoro come lavapiatti puo' permettersi un appartamento al centro.

E' possibile a Roma? Ed a Milano? Non credo. Un neolaureato fortunato si ritrova al massimo 1100 euro ed una camera costa oltre 500 euro, quanto un monolocale? Qualcuno mi dia informazioni per favore.
Questo post nasce allo scopo di protesta, una protesta contro questa ingiustizia. Non e' un post scritto per fare invidia a nessuno che si ritrovi a vivere e lavorare in Italia al momento.

Non voglio dilungarmi troppo, vi lascio alla lettura dell'articolo preso dal Corriere . Per chi sostenga che il Corriere sia comunista, la notizia appare anche sul Sole 24 Ore . Vi consiglio inoltre la lettura di questo articolo ed il rapporto Eurispes.

Qui sotto il testo integrale come dal Corriere. Buona lettura.



Rapporto Eurispes: «Gli stipendi italiani
tra i più bassi dei Paesi industrializzati»
L'Italia occupa il ventitreesimo posto sui trenta dell'Ocse. E l'affitto può assorbire tutto il budget familiare

MILANO - Gli stipendi italiani sono tra i più bassi dei Paesi industrializzati. «Dalla classifica 2008 relativa alle economie che fanno parte dell'Ocse emerge che, a parità di potere d'acquisto, l'Italia occupa il ventitreesimo posto sui trenta paesi monitorati, con un salario medio netto annuo che ammonta a 21.374 dollari, pari a poco più di 14.700 euro». È quanto si legge nel "Rapporto Eurispes Italia 2010 (scarica il testo completo in pdf).



(Fotogramma)LA CLASSIFICA - «Tra i paesi con il maggior salario medio netto annuo per un lavoratore senza carichi familiari si collocano tra i primi dieci: Corea del Sud (39.931 dollari), Regno Unito (38.147), Svizzera (36.063), Lussemburgo (36.035), Giappone (34.445), Norvegia (33.413), Australia (31.762), Irlanda (31.337), Paesi Bassi (30.796) e Usa (30.774) - continua l'Eurispes - Il nostro Paese con 21.374 dollari occupa invece la ventitreesima posizione. «Volendo fare un paragone con gli altri cittadini europei, il lavoratore italiano percepisce un compenso salariale che è inferiore del 44% rispetto al dipendente inglese, guadagna il 32% in meno di quello irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 19% in meno di un greco, il 18% in meno del cittadino francese e il 14% in meno di quello spagnolo. I lavoratori italiani incassano dunque ogni anno retribuzioni medie tra le più basse dei paesi industrializzati, mediamente il 17% in meno della media Ocse, il cui valore è pari a 25.739 dollari».

LA CRISI - Il rapporto Eurispes, come sempre, scatta un'istantanea del nostro Paese sotto molti punti di vista. Sempre analizzando il quadro economico italiano, la ricerca rivela che nonostante la crisi «galoppante» a livello mondiale, il sistema produttivo italiano ha registrato un aumento delle imprese di 28mila unità nel secondo trimestre del 2009. Aumento che ha riguardato per lo più imprese individuali con titolari non giovanissimi, visto che la percentuale di giovani imprenditori con età inferiore ai 30 anni è diminuita, mentre è aumentata quella relativa alla fascia di imprenditori tra i 30 e i 49 anni. E sono in particolare le «imprese rosa» quelle che resistono meglio alla crisi.


AFFITTI - L'Eurispes si occupa anche di redditi familiari, sottolineando che un affitto ormai può pesare sul budget di una famiglia con un reddito annuo di 20 mila euro l’anno e che abita in una zona centrale fino al 116 per cento. L'Eurispes confronta il canone di locazione annuo medio di otto città (zona centrale o periferica) con un reddito lordo disponibile di 20 mila o 30 mila euro. Una famiglia con un reddito annuo di 20mila euro che volesse vivere in una zona urbana centrale di una delle otto città considerate, afferma l'Istituto, dovrebbe destinare al pagamento del solo canone di locazione (escluse quindi le spese accessorie), una percentuale del proprio reddito compresa tra il 24,8% e il 116,6%, mentre in zona periferica la stessa percentuale varierebbe dal 20,2% e il 67,5% (rispettivamente Palermo e Roma). L'incidenza del canone di locazione su un reddito di 30mila euro l'anno «risulterebbe, ovviamente, inferiore, ma tutt'altro che trascurabile», si sottolinea nel Rapporto: Varierebbe, infatti, tra il 16,6% e il 77,8% in una zona urbana centrale e tra il 13,4% e il 45% in periferia (rispettivamente Palermo e Roma). Inoltre, una famiglia su tre non arriva a fine mese. L'Eurispes rileva però «segnali di ripresa» perché diminuiscono gli italiani che devono »raschiare il fondo del barile» o che hanno difficoltà a pagare il mutuo o l'affitto. Rispetto allo scorso anno, spiega l’Eurispes, sono in diminuzione le famiglie che hanno necessità di utilizzare i risparmi familiari (42,9% del 2010 contro il 51,2% del 2009) o che hanno difficoltà a pagare la rata del mutuo (23,3% del 2010 contro il 34,3% del 2009) o il canone d'affitto (18,1% del 2010 contro il 23,1% del 2009). Il 30,8% delle famiglie italiane inoltre, riesce a risparmiare qualcosa.

BANCHE - La maggioranza degli italiani, sottolinea ancora l'Eurispes, è critica verso le banche: per l’86,1%, quasi 9 su 10, gli istituti non sono in grado di farsi carico delle necessità delle famiglie. Per quanto riguarda l'onerosità dei prestiti bancari, il giudizio degli italiani è «decisamente negativo»: quasi la metà (45,7%) di coloro che hanno avuto accesso al credito «negli ultimi tre anni ritiene che il tasso di interesse applicato sia alto» e solo uno su tre (32,3%) ritiene viceversa che sia «adeguato». L'86,1% ritiene che il sistema bancario italiano non sia «in alcun modo o poco in grado di farsi carico dei problemi e delle necessità delle famiglie (rispettivamente il 46,6% e il 39,5%)», mentre solo l'8,8% pensa che sia abbastanza in grado e solo lo 0,7% molto in grado. Il 55,2% degli italiani è inoltre «molto convinto» che le banche diano credito solo a chi dimostra già di possedere beni, mentre il 33,6% ne è comunque abbastanza convinto.

IMMIGRATI - Non manca un'analisi dell'immigrazione: secondo l'Eurispes, quasi la metà degli italiani (46,1%) ritiene che un atteggiamento di diffidenza nei confronti degli immigrati sia giustificabile, ma solo in alcuni casi. Il 22,8% definisce questo atteggiamento pericoloso, il 17,7% riprovevole, il 10,4% condivisibile. Nelle Isole la diffidenza verso gli immigrati viene definita pericolosa in percentuale superiore alla media (27,2%). Al Nord-Est, invece, sono particolarmente numerosi coloro che considerano giustificabile la diffidenza verso gli immigrati, ma solo in alcuni casi (53,2%), mentre sono inferiori alla media quelli che la considerano riprovevole (13%).

DAL CAPPUCCINO AI SINGLE - Spazio poi alle curiosità. In ordine sparso: il 17% degli italiani salta cappuccino e cornetto; in soli tre anni i single nel nostro Paese sono aumentati del 10%; il 60% degli italiani è contrario alla rimozione del crocifisso; il 2009 potrebbe essere ricordato come l'anno in cui sono avvenute più segnalazioni da dieci anni a questa parte; un italiano adulto su tre dichiara di bere alcolici, e se questa è un'abitudine saltuaria per il 55,7%, beve spesso l'11% e tutti i giorni il 4,1%.


Sunday, January 24, 2010

Cavesi a Dublino su Italians in fuga

Aldo di italiansinfuga, un Italiano in Australia, un altro cervello in fuga, ha pubblicato un post riguardo il nostro blog, come riferimento per chi e' alla ricerca di informazioni sull'Irlanda.

Ecco il link se vi interessa

Alfredo

Wednesday, January 13, 2010

Come si mangia in Irlanda?


La domanda da un milione di dollari, la domanda per la quale risposta molti si scannerebbero. Lotte tra sindromati, poveri leghisti, sudisti. Una storia di passione insomma.

Ancora un post riflessivo post vacanze natalizie anche se le ho trascorse a Dublino per la seconda volta. Il pranzo natalizio si sa nelle famiglie appassionate di cucina e’ uno dei piu’ importanti dell’anno insieme a quello di Pasqua. Tutto deve essere perfetto. Dopo due natali e quattro settimane sante trascorsi a Dublino senza problemi nell’acquisto di prodotti di qualita’ io sono sempre ed ancora dell’idea che mangiare bene a Dublino e’ possibile.

Mi spiace smentire i sindromati, in particolare quelli che lamentano di continuo una mancanza di cibo di qualita’ nei supermercati di Dublino e di ogni paese o citta’ al di fuori dell’Italia. Non lo sapevate che le imprese italiane si rifiutano d’esportare a popoli stranieri, i quali sono tutti cafoni? Sarebbe una bestemmia tentare di delittare i loro palati! Non possono comprendere la qualita’ della nostra cucina che ha tradizioni cosi antiche. Quindi non esportano, rinunciano a profitti per passione e per principio.

[pausa dopo il ridicolo]

Ovviamemente sono ironico. Mi domando chi inventi e chi creda a queste idiozie, mi domando come sia possibile ci si stupisca il fatto che una merce puo’ viaggiare 2500 kilometri quando ci sono autoarticolati da oltre 50 anni in giro per l’europa. Basta passare sotto la manica o prendere il traghetto in Francia per arrivare in Irlanda, mica siamo su Marte? Mi domando perche’ questa merce non dovrebbe essere disponibile qui quando c’e’ mercarto, quando c’e’ chi e’ disposto a pagare il prodotto ed il trasporto. Si trovano molti prodotti italiani in Irlanda. Non c’e’ tutto, e’ ovvio, ma non esiste una legge europea che imponga ad ogni paese d’avere esattamente gli stessi prodotti che si trovino a Roma nei supermercati di ogni capitale Europea. O forse esiste e non ne sono a conoscenza?? Cerchero’di smentire una serie di detti popolari che ho avuto modo di ascoltare negli ultimi quattro anni.

Purtroppo non esistono prodotti locali irlandesi e se esistono fanno schifo. Mi dispiace questa e’ un’altra menzogna. Ebbene si questi cafoni producono anche cibo, pare l’abbiano imparato anche loro. Non so come. Bacco, goloso di formaggi, ci puo’ ben dire quanto buoni sono i formaggi irlandesi.

Qualcuno potrebbe lamentarsi del fatto che non c’e’ una miriade di prodotti locali. Bisognerebbe ricordare che questa e’ un’isola, con una popolazione inferiore a quella campana e dominata nella storia dagli inglesi, non da tanti popoli diversi come e’ accaduto in Italia. Per questi motivi c’e’ una certa omogeneita’ nella cultura delle diverse zone del paese. Per fortuna pero’ sappiamo bene questo paese accoglie cittadini da ogni parte del mondo che portano colori e sapori diversi sull’isola verde. Possiamo acquistare cibi asiatici, europei ed anche italiani ovunque.

E cosa riguardo al pesce? Ma come siamo su un’isola e non c’e’ pesce?
Bugiardi! Il pesce c’e’ed e’ molto saporito e non capita facilmente di acquistare pesce fresco vecchio di 3 anni o contaminato. Il mio pescivendolo di fiducia se non ha un tipo di pesce fresco al momento mi dice chiaramente che ne ha congelato. Purtroppo non ha prodotti vecchi o scaduti. Dovro’ chiedere, che dite mi accontentera’? Il cliente ha sempre ragione, devo insegnarlo a questi cafoni.

I miei genitori son venuti a visitarmi a Dicembre, senza parlare inglese sono andati ad acquistare del merluzzo fresco, bianco come il latte e saporito. Il loro parere? Merluzzo cosi buono non l’hanno mai provato, probabilmente in questo negozio lo si trova freschissimo, piu’ fresco di quello che si puo’ acquistare nella mia citta’ e relativamente economico, €18 al kilogrammo gia sviscerato, quindi risparmiando di pagare quello che non e’ commestibile e destinato alla pattumiera. Spesso il pesce fresco costa relativamente di piu’ in provincia di Salerno, ammesso che sia fresco. Spesso non e’ piu’ economico solo relativamente, spesso anche il prezzo in valore assoluto e’ maggiore da quello che ho notato. Considerando che lo stipendio piu’ basso qui e’ quasi il doppio di uno medio li... fate due calcoli. E’ matematica, la matematica non e’ un’opinione, non prendetevela con me se i conti vi smentiscono. Lo ammetto alcuni tipi di pesce hanno prezzi diversi, tipo l’halibut, che ho notato sia piu’ costoso che a Salerno, ma lo sgombro qui costa poco, anche fresco. Il pesce e’ un prodotto soggetto a differenze di prezzi a seconda della zona, e’ normale.

Non riguarda il tema del post ma vorrei aggiungere, visto che ho citato i miei genitori, che son rimasti molto soddisfatti dell’ospitalita’ dei negozianti; quando questi capivano che i miei fossero italiani cercavano di raggruppare frasi in italiano, d’essere simpatici. Loro son andati in giro senza problemi, a prendere il caffe’, al pub, senza conoscere l’inglese. In un caffe’ volevano un espresso, vedendosi servire la tazzona di caffe’ americano son riusciti a spiegare volessero il classico espresso, la signora gli ha rifatto il caffe’ senza chiedere di ripagare. Mi fa ricordare tanto quando sull’Etna ho chiesto il caffe’ americano bianco, alla richiesta di ulteriori dettagli chiesi di aggiungere acqua con il dispositivo per il vapore ad un caffe’ e poi del latte freddo. Lei mi disse che stavo chiedendo un cappuccino. Ma un cappuccino non lo fai aggiungendo acqua ed il latte e’ bollente perche’ per fare la schiuma utilizzi il vapore. Vabbe son cafone io..., non riesco a capire come mai lei fosse cosi sgorbutica, anche ammettendo che io stessi errando. Per favore aiutatemi a capire. Gesu’ pero’ disse: “Padre perdona loro che non sanno quello che fanno”. Padre Nostro perdonami.

Ritornando al pesce, io mi preparo una volta ogni settimana, al massimo ogni due un bel piatto di spaghetti e vongole e vi assicuro che viene come in un buon ristorante italiano. Non ho foto perche’ ogni volta non resisto e me lo pappo prima che si raffreddi. Cerchero’ di resistere in futuro, ma non faccio promesse. Le vongole provengono da Kish Fish, congelate o fresche, sempre buone a circa €12 al kg. 


Per quattro persone 700/800 grammi vanno benissimo. Peperoncino tritato e trasportato da papa’ (si puo’ trovare qui in un grosso negozio asiatico in Drury Street, vicino al Marketbar in Dublino 2), vino bianco da Aldi, economico e saporito, olio d’oliva pugliese di qualita’ eccezzionale, chiamato casolare e linguine Voiello. Per chi non la conosce, Pasta Voiello e’ un’ottima pasta prodotta a Napoli. Non si trova nei supermercati a Dublino, l’ho acquistata on line 2 mesi fa sul sito web www.saporitaly.com .

Questo portale e’ stato aperto da un ragazzo che conosco, quindi posso fidarmi. Per me e' stata una benedizione perche' ci sono dei prodotti introvabili a Dublino, altri possono essere reperiti ma costano un accidente, quindi spesso ho rinunciato. Non si paga in anticipo bensi alla consegna, quindi non si rischia nulla. Anche l’olio e’ stato acquistato su questo sito. Il negozio Fresh in Smithfield lo vende intorno a €13, sul sito costa €7,95.


Non e’ un errore di battitura, costa poco piu’ della meta. Perche’? Perche’ probabilmente lui ha una policy diversa da chi fino’ora ha venduto prodotti italiani a Dublino, il quale e’ spesso approfitta del marchio made in Italy per spremere i clienti.  I prodotti italiani sono buoni ma non sono fatti d’oro e, cosa importante, quando sono commerciali la qualita’ non e’ poi cosi alta. Non si possono spennare i quattro clienti che non riescono a rinunciare o al povero fesso non italiano che crede ci sia un motivo reale per pagare 4 volte piu’ del prezzo medio dello stesso tipo di prodotto proveniente da un altro paese.

Le linguine Voiello costano sul sito €1,49 al pacco, quanto la pasta Barilla quando la si trova nei supermercati a Dublino. Voiello pero’ e’ migliore, e’ la pasta che mangiavo di solito in Italia. La Pasta Barilla la trovate al prezzo di 1,19 euro al pacco o 1,07 euro se acquistate 150 euro di prodotti con lo sconto del 10%. Mica male. Non l’ho mai vista ad un prezzo inferiore in Irlanda.

Qualcuno visitera’ il sito e gia’ lo so verra’ a commentare protestando non ci sia una vasta offerta. Io rispondo che non e’ vero. Su questo sito si puo’ acquistare una serie di prodotti italiani da credenza, non prodotti acquistati giornalmente. In aggiunta si possono trovare prodotti non in commercio a Dublino, mentre quelli in commercio sono piu’ economici, fatta qualche eccezione.


Io ho acquistato €150 di prodotti con lo sconto del 10%, pagando €135 senza spese di spedizione e con pagamento alla consegna. Ho diviso la spesa con un paio di amici. Si la consegna viene effettuata a casa vostra o dove volete. La scusa che non avete spazio per 150 euro di prodotti non funziona, potete dividere la spesa con un amico o con il vostro coinquilino. Con lo sconto del 10% le linguine Voiello mi son costatate €1,34 al pacco, l’olio €7,15. E che olio, ripeto non e’ un’olio commerciale. E’ da provare.
Ci sono posti dove si possono acquistare pomodori di alta qualita’ a Dublino intorno a €3,50 al kilogrammo, le insalate vengono benissimo abbinandoli a quest’olio. Certo il sindromato si lamentera’ che i pomodori son difficili da trovare, ma dovrebbe ricordare che siamo a Dicembre ed i pomodori non crescono nemmeno in Italia in questo periodo, mentre a Maggio magari si possono trovare in molti negozi importati dall’Italia o dalla Spagna, paesi che sono relativamente vicini. Ho una certa esperienza come casalingo perche’ mia madre non guida quindi quand’ero a casa mi son sempre occupato io della spesa, sin da quando avevo 14 anni e cominciai a guidare la mia Vespa special. Mi recavo da solo o con lei a fare gli acquisti.

Se vuoi mangiare bene non vai solo in un supermercato, questa e’ una regola che vale anche in Italia, ancorpiu’ nelle grandi citta’. Nelle cittadine il supermercato puo’ avere qualche prodotto locale e non confezionato, nelle grandi citta’ i supermercati hanno quasi esclusivamente prodotti industriali. Questo vale per tutta la gamma alimentare, soprattutto prodotti freschi quali pesce, carne , frutta e verdura. Il piccolo o medio negozio ittico acquista da piccoli o medi pescatori, il gestore conosce bene la provenienza del prodotto e se e’ onesto vi vende pesce fresco di giornata, non del 2005!
Frutta e verdura, se si tira sul prezzo si finisce con l’acquistare di prodotto industriale, quello che fanno le catene di supermercati in genere. I piccoli negozi ortofrutticoli hanno i prodotti piu genuini e saporiti. Quindi non mi parlate della mancanza di negozi dove si trova tutto. Io per mangiare bene mi reco da Aldi ed un negozio polacco. La maggior parte della frutta da Aldi non e’ male anche se probabilmente nei mercatini e’ migliore. Le patate sono buone da Lidl, quelle biologiche, oppure le prendo in un negozietto moldavo dove posso trovare un tipo con la buccia marrone. All’interno sono gialle e con poca acqua. Sono eccezionali e sono ottime anche per prepare pasta fresca tipo gli gnocchi. Gia’ provato. 

Al forno coperte di spezie ed olio casolare acquistato su www.saporitaly.com sono una delizia. Certo l’olio fa la sua parte, se non l’avete potete provare con l’ottimo burro irlandese Kerrygold acquistabile in qualsiasi supermercato dublinese.
Risotti? Funghi secchi e riso Carnaroli acquistati sullo stesso sitoweb. Anche i funghi secchi polacchi sono buoni, c’e’ un ottimo negozio in Capel Street, la mappa mostra dove. 


Il prezzo e’ lo stesso. Tuttavia se siete della classe “must be italian” acquistateli sul sito. Da notare il riso l’ho pagato €2,57 scontato quando so che costa quasi 2 euro per mezzo kilogrammo nei negozi a Dublino, un bel risparmio insomma. La ragione di tale differenza e’ la stessa, le catene caricano molto il prezzo con la scusa del prodotto italiano. Tra i vari prodotti venduti su questo sito ho provato la mortadella, meno di 10 euro per 2 kilogrammi. L’ho tenuta in frigo per un paio di settimane e non ha perso sapore. Il resto l’ho congelato e lo sto utilizzando per preparare pizze di patate al forno o per condimento quando preparo pasta con la panna.

Per quelli che non si son ancora abituati alla colazione irlandese, alla salsiccia, fagioli ed uova al mattino ho trovato una serie di biscotti e merendine. Personalmente non mangio molti prodotti dolci ma so bene a quanti di noi italiani manchi la tazza di latte con i biscotti mulino bianco. A Natale ho avuto il piacere di sgranocchiare i Pan di Stelle i quali mi rimandano a ricordi d’infanzia. Sono un classico e pur non essendo un amante dei biscotti mi piace mangiarli in questo periodo.
Per concludere quindi la mia risposta alla domanda “si mangia bene a Dublino” e’:
SI
Armatevi di coraggio e buona volonta’ e
Buon Appetito
Per altri esempi suggerimenti su come mangiare bene a Dublino continuate a seguirci su questo blog, di tanto in tanto tra una litigata e l’altra si parla anche di buona tavola.

Alfredo

Tuesday, January 12, 2010

I venditori d'auto

Sto prendendo un'auto.

Dunque, ho notato una casa. Quando si parla di popoli e di gente, e' giusto notare delle cose che li accomunano, tirare fuori una sorta di generalizzazione non troppo marcata nel giudizio ma che rispecchi una tendenza e confrontare i popoli stessi per capire, conoscere, comprendere, migliorarsi, integrarsi.

E' cosi' esistono gli Irlandesi. Ma anche i Dublinesi. Quelli del "North side". Quelli del "South Side". Poi quelli di Cork, di Limerick. Quelli dell'Irlanda moderna, della Celtic Tiger. Quelli dell'Irlanda rurale. Quelli dell' Irlanda di tutti i giorni.

Poi ci sono gli odiati Francesi, gli Inglesi, i Belgi, Gli Americani, gli Italiani, I Milanesi, I Napoletani, I Cavesi, ed i Cavesi a Dublino.

Differenze geografiche che mostrano anche differenze di cultura , di modo di vivere, di modo di relazionarsi con il prossimo.

Esiste poi una categoria invece, che sembra non conoscere distanze geografiche o culturali: I venditori d'auto.

Credo li facciano con lo stampino.

Sorriso a 32 denti bianchissimi. Faccia da culo mostruosa. Estrema cortesia finche' non li paghi. Poi spariscono.
Di qualunque nazionalita' essi siano, tu non gli affideresti un centesimo. Pero' ti affidi a loro, o meglio sei costretto ad affidarti a loro, per comprarti una vettura che serva epr te e la tua famiglia.

Insomma, loro hanno scoperto la chiave della globalizzazione da decenni.
Una faccia da culo globalizzata. Un mondo parallelo il loro. Una lobby multinazionale.

Andrebbero studiati....

Monday, January 4, 2010

Gli stipendi Italiani - Altre impressioni dall'Italia


Non sono stato in Italia di recente ma non occorre una vacanza, quando si parla di economia, per avere notizie e scrivere un post. Basta leggere i giornali. Non si trova tutto ma spulciando si puo’ raccogliere una quantita’ di informazioni soddisfacente. Se ci si sposta su riviste straniere riconosciute a livello internazionale poi si puo’ avere un quadro completo. E’ in televisione che non si parla molto di problemi seri. Si rischia il lavoro.

Riceviamo spesso su questo blog commenti a dir poco ridicoli quando si discute di stipendi. In Italia la nozione di carriera non esiste. La carriera, la posizione sul lavoro, dipende troppo spesso da conoscenze. Meritocrazia? “E che’re’?”  (trad dal dialetto napoletano: e che cosa e’?) . Non dico che non esistano corruzione ed atteggiamenti del genere all’estero, ma la cosa in Italia e’ normalita’, triste normalita’ ed oramai chi protesta, come me, chi sostiene che non cosi’ ovunque rischia il linciaggio verbale da pate di sindromati, moralmente accartocciati, supini sotto questa situazione oppressiva ed incazzati a morte contro chi facendo informazione li spaventa, ricordandogli che lo stanno prendendo da qualche parte. Senza critiche verso chi resta, o chi si muove ma all’interno del paese. Io sogno un paese piu’ giusto e parlo di cio’ che non funziona. 
Tutto qui. Mi dispiace per le persone che a causa di disparita’ ed ingiustizie hanno un tenore di vita inferiore di quello che avrebbero potuto godere e non mi permetto assolutamente di offendere nessuno. Non godo delle disgrazie altrui. Ammiro chi lavora onestamente. Conosco tante persone che parlano apertamente dei problemi e delle difficolta’ che incontrano lavorando in un paese in una situazione simile, non prendono la discussione personalmente. E perche’ dovrebbero mi domando?

Tra qualche anno persone come me forse rischieremo la galera o la perdita del passaporto o del diritto di scrivere pubblicamente. Il reato? Diffusione di pessimismo, istigazione alla violenza. Un esempio: se si dice che il primo ministro e’ un corrotto chi lo attacca si sente un eroe , anche se fosse la verita’ non si crede sia giusto poterla diffondere perche' le persone possono cominciare a stancarsi di un presidente corrotto e compiere atti illeggittimi. Mi sembra giusto. Non e' una soluzione rimuovere dal suo ufficio una persona corrotta che tramile il suo potere, datogli per il bene del paese e non il bene proprio, cerca di creare leggi che gli diano immunita'. No.
E' piu' giusto chiedere a chi ha occhi ed orecchie di far finta di non vedere ne sentire. Fair enough.

Alcuni paesi sono avanzati nel trattare problemi simili. E' una cosa seria.  In Iran stanno reagendo seriamente ad un nuovo reato, guerra psicologica. L’italia vorrebbe adeguarsi, si e’ discusso di filtri alla rete tipo quelli utilizzati in Cina. Anche con il Natale cosi vicino i parlamentari si son dati da fare per il bene del paese. Che brava gente. 10000 euro al mese e portaborse se li meritano fin troppo. Dobbiamo accettarlo. Sono migliori di noi, ci meritiamo un decimo rispetto a loro, senza la segretaria portaborsa sotto il tavolo.

Ritornando al tema, gli stipendi, in Italia non solo la nozione di carriera non esiste, non esiste nemmeno la concezione di stipendio minimo dignitoso e di una scala di stipendi adeguata alla professionalita’ dei lavoratori. Gli stipendi sono piatti, chi e’ fortunato ha uno stipendio tra i 1000 ed i 1500 euro che non cresce mai se non per rinnovi contrattuali nazionali, quindi seguendo l’inflazione. Chi e’ sfortunato ha contratti co.co.co e giu di li, “a pecorina” insomma, guadagna poco, 700/900 euro in una grande citta’ costosa tanto quando Dublino ed e’ sotto continuo stress visto che la situazione non e’ per niente stabile. Si lavora con contratti mensili, trimestrali, semestrali, al massimo annuali all’infinito. Non parliamo di categorie nettamente sotto il lavoro nero, speciaomente al Sud: commessi, parrucchieri, lavoratori dell’edilizia, camerieri. Una tragedia, una situazione da repubblica delle banane.

Questa e’ la realta’ per la stragrande maggioranza delle persone, soprattutto i giovani entrati nel mercato del lavoro negli ultimi 5/7 anni. So benissimo ci sono casi positivi, di persone che sono soddisfatte, che hanno ottimi rapporti all’interno dell’azienda con il management ed i proprietari, ma son troppo pochi e comunque in un contesto disastroso dove perdere un lavoro con un’azienda umana e’ una tragedia visto che intorno c’e’ solo lo schifo appena descritto.
Non voglio rendere il mio discorso introduttivo troppo lungo, bensi semplicemente condividere con voi la lettura di un articolo apparso oggi 4 gennaio 2010 sul Corriere. L’articolo riguarda gli stipendi italiani, per farla breve riassumo i punti secondo me piu’ importanti:


1)      Stipendi lordi italiani -32,3% rispetto alla media UE
2)      Buste paga nette al 23esimo posto tra i 30 paesi piu’ industrializzati al mondo
3)      A parita’ di potere di acquisto stiamo meglio solo della Repubblica Ceca, l’Ungheria, il Messico, la Nuova Zelanda, la Polonia, il Portogallo, la Slovacchia e la Turchia
4)      Stipendi medi lordi

a.       26.191 euro lordi per un lavoratore medio italiano
b.      32.826 per un francese
c.       43.942 per un tedesco
5)      I salari reali, secondo l’agenzia dell’Onu, considerati a parità di potere d’acquisto, sono crollati in Italia di quasi il 16% tra il 1988 ed il 2006. Il calo più forte, manco a dirlo, che si è registrato tra i primi undici Paesi industrializzati del mondo, superiore pure a quello della Spagna (-14,5%).
6)      L’Italia e’ uno dei pochi paesi al mondo dove una laurea non garantisce affatto salari dignitosi e dove le imprese sembrano assai poco disposte a premiare la manodopera più qualificata. E le donne. Anche se sono dei geni.
7)      A parità di livello di istruzione con gli uomini, le donne italiane sono quelle che guadagnano meno di tutte rispetto agli altri Paesi industrializzati del mondo. In media, il 50% in meno. (Vergognoso)
Questi sono numeri ma gia’ lo so come al solito ci saranno i soliti melodrammatici che porteranno avanti tesi da teatrino. Ecco alcuni esempi, li scrivo io per anticipare chi voglia portare la discussione avanti su queste tesi, cosi risparmiamo tempo:
a)      All’estero sono tutti alcolizzati
b)      All’estero le donne sono zoccole
c)       All’esterno non c’e’ l’assistenza sanitaria
d)      All’estero non c’e’ il miscelatore nel bagno
E chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Per i leghisti fanatici vorrei ricordare che la pizza e’ di origini napoletane, quindi per favore trovate altre scuse. Riguardo uno dei punti piu’ forti, la sanita’, sto preparando un post che pubblichero’ nei prossimi giorni, frutto di un articolo apparso sul corriere in questi giorni supportato da una mia esperienza personale alquanto traumatica, ma non aspettatevi niente a supporto dei lamentosi, e’ un’esperienza italiana.
Ecco il testo integrale dell’articolo

Gli stipendi lordi degli italiani 
sotto la media Ue del 32,3%

Non solo tasse, pesano i contributi sociali. L’Ocse: buste paga al 23esimo posto
ROMA — Non è solo un problema di tasse. È vero che l’imposizione fiscale fa del suo meglio, ma se le buste paga degli italiani, che nel 2008 secondo i dati anticipati dal Corriere della Sera, hanno denunciato un reddito medio di 19.100 euro, sono tra le più basse in Europa e tra i Paesi industrializzati, è colpa anche dei salari lordi troppo bassi e dei contributi sociali molto alti che gravano sui lavoratori e sulle imprese. E un po’ anche dell’università che in Italia, a differenza di moltissimi altri Paesi, non rappresenta un investimento redditizio per ottenere salari più alti nella carriera lavorativa.
Secondo le ultime classifiche dell’Ocse gli stipendi netti degli italiani sono al ventitreesimo posto nella classifica dei trenta Paesi più industrializzati che aderiscono all’organizzazione. E se si considera lo stipendio al lordo delle ritenute fiscali e dei contributi, la nostra classifica migliora solo di una posizione. A parità di potere d’acquisto, lo stipendio di un lavoratore italiano single senza figli è pari a 30.245 dollari, e nella graduatoria Ocse siamo davanti solo alla Repubblica Ceca, l’Ungheria, il Messico, la Nuova Zelanda, la Polonia, il Portogallo, la Slovacchia e la Turchia. E nella classifica che considera il salario netto, pari per un italiano a 21.374 dollari, ci supera pure la Nuova Zelanda. La nostra distanza dalla testa della classifica, che vede al primo posto per il salario netto la Corea (39.931 dollari), seguita da Regno Unito (38.147) e dalla Svizzera (36.063), è siderale. Ma siamo molto lontani anche dalla Germania (29.570 dollari) e dalla Francia (poco più di 26 mila).
Per farla breve, basti considerare che i salari lordi italiani sono più bassi del 32,3%rispetto alla media dell’Europa a quindici. Naturalmente, siamo ben sotto la media dei 30 Paesi Ocse, con un 16% per cento abbondante in meno. Le differenze del salario tra gli italiani e i loro concittadini europei appaiono ancor più macroscopiche se si considerano i valori assoluti degli stipendi: 26.191 euro lordi per un lavoratore medio italiano, 32.826 per un francese, 43.942 per un tedesco e poco meno per un olandese. Solo spagnoli, greci e portoghesi, ma senza considerare l’inflazione, le tasse ed i carichi sociali previdenziali, sono dietro. E il peggio è che con il tempo, da noi, le cose stanno peggiorando. 

In vent’anni, secondo uno studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il valore degli stipendi degli italiani rispetto al prodotto interno lordo è diminuito di quasi il 13%, contro una flessione media dell’8% registrata nei 19 Paesi più avanzati.
I salari reali, secondo l’agenzia dell’Onu, considerati a parità di potere d’acquisto, sono crollati in Italia di quasi il 16% tra il 1988 ed il 2006. Il calo più forte, manco a dirlo, che si è registrato tra i primi undici Paesi industrializzati del mondo, superiore pure a quello della Spagna (-14,5%).
Colpa delle tasse, ma non solo. Pesano, e tanto, anche i contributi sociali. In particolare quelli a carico dei datori di lavoro: nella classifica Ocse l’Italia è addirittura ventiseiesima, seguita solo da Svezia, Repubblica Ceca, Ungheria e Francia (dove però c’è una tassazione del lavoro più bassa). Fatta la somma, la pressione tributaria complessiva sulla busta paga media di un italiano è pari al 46,5% del costo del lavoro, ed è più alta solo in Germania, Belgio, Austria e Francia. Così l’Italia occupa la posizione numero 19 nella graduatoria del costo del lavoro: con un valore di 39,9 siamo quasi alla metà della Germania (61,6) e di gran lunga sotto la Francia (51,2). Anche se negli anni il nostro Paese non pare proprio che sia riuscito a sfruttare questo vantaggio competitivo.
Sul banco degli imputati, allora, vanno pure le imprese ed il sistema dell’istruzione. E anche qui è l’Ocse ad illuminare con luce tetra la situazione del nostro Paese, uno dei pochi al mondo dove una laurea non garantisce affatto salari dignitosi e dove le imprese sembrano assai poco disposte a premiare la manodopera più qualificata. E le donne. Anche se sono dei geni.
Tra il 1998 ed il 2004 in Italia il differenziale di stipendio tra un lavoratore laureato ed uno che ha fatto solo la scuola dell’obbligo, è diminuito del 6,2%, del 5% se si considerano i lavoratori con il diploma di scuola secondaria superiore. È, ancora una volta, la flessione più consistente che si è registrata tra i 22 Paesi più industrializzati del mondo. Ma non è l’ultimo record negativo, perché a parità di livello di istruzione con gli uomini, le donne italiane sono quelle che guadagnano meno di tutte rispetto agli altri Paesi industrializzati del mondo. In media, il 50% in meno. 

Link alla fonte dell’articolo


Alfredo

Tuesday, December 29, 2009

Notizie sull' Economia Irlandese dal Professore Morgan Kelly

Ho parlato piu' volte di Morgan Kelly, un professore di economia Irlandese da me molto rispettato, mai ascoltato, purtroppo, in passato dai politici amici dei costruttori.
In uno dei suoi ultimi articoli fa una previsione sull'economia irlandese nel 2015. Non e' una visione positiva, vi avverto. Premetto che condivido quanto espresso da questo articolo e che la risposta alla domanda conviene restare in Irlanda e' DIPENDE.

Dipende dal settore in cui lavorate e dalla vostra specializzazzione. L'Irlanda attraverso il suo boom prima reale e poi gonfiato ha dato lavoro a tanti irlandesi e cittadini stranieri, me compreso. Oggi un settore e' morto, l'edilizia, con il suo indotto e con i settori beneficianti in difficolta', ovvero ristorazione, retail e tutto cio' che riguarda il tempo libero (pub, night clubs etc). Il boom ha creato pero' anche lavoro nella smart economy, un'area che non crollera' come l'edilizia. Chi e' fortunato da trovarsi in questa area potra' godersi un'Irlanda molto meno costosa, ma anche con qualche problemino soprattutto nelle grandi citta', o meglio al centro di Dublino.
Criminalita' dovuta all'impoverimento della popolazione, mancanza di lavoro per le persone con livello di istruzione basso sono solo alcuni. Tuttavia abbiamo gia' detto molte volte, Bacco prima di tutti, che chi si lamenta di Dublino centro e' fesso perche' il centro di una grande citta' non e' quasi mai un posto dove mettere su famiglia. Nelle grandi citta' vivono studenti in affitto, giovani single o giovani coppie in affitto che vogliono vivere non lontano dal lavoro, giovani e non che han bisogno di trovarsi al centro della movida, il popolo della notte'.

La fortuna di chi vive in Irlanda sta nel fatto che a 10 km dalla citta' si vive nel verde, nella tranquillita' e nella sicurezza. Sono zone popolate prevalentemente da famiglie, con ampi spazi per trascorrere il tempo libero e con abitazioni affordabili anche ora che sembra il crollo dei prezzi non abbia mosso ancora il loro costo al punto piu' basso. A 20/30 minuti di treno ci sono case di 80/100 metri quadri a meno di 250 mila euro. Case, non appartamenti. Case con giardino, un paio di posti auto.

Non vi sto consigliando di restare, non voglio responsabilita'. Ci sono problemi seri questa societa' dovra' affrontare, ma io vi sto mostrando alcuni lati positivi per chi non perdera' il lavoro. Se lo perderete o meno pero' non posso dirvelo io purtroppo.

Quello che preoccupa tanto e' il timore corruzzione. Morgan Kelly sostiene che il governo avra' troppo potere nel direzionare i fondi Nama. Nama di per se' e' una buona idea, il problema e' che saranno essere umani a gestirla. C'e' pericolo i fondi saranno direzionati con criteri poco razionali e molto personali e che non ci saranno fondi per sostenere le fasce deboli che soffriranno tremendamente negli anni che verranno. La difficolta' si dice aguzza l'ingegno ma rende anche l'uomo capace di compiere azioni che normalmente non penserebbe nemmeno di intraprendere. La fame "e' una brutta bestia" dice un proverbio. E' vero.

L'articolo a cui mi sono ispirato e' apparso sull'Irish Times, qui sotto il link ed il testo integrale. Buona lettura.


By 2015, Iceland will almost certainly be a lot better off than Ireland because it dealt decisively with its banks
WHILE THINGS are hard to predict, the future, especially the situation of the Irish economy, is so stark that even an economist can make some predictions that stand a chance of being right.
Two ghosts of Christmas will haunt Ireland in 2015: jobs and debt.
For 20 years, the Irish economy experienced extraordinary growth. Unfortunately, this growth came from two separate booms that merged imperceptibly into each other. First we had real growth in the 1990s, driven by rising competitiveness and exports. However, after 2000 competitiveness collapsed, and growth came to be driven by a lending bubble without equal in the euro zone.
As Michael Hennigan of Finfacts (www.finfacts.ie) has pointed out, of the half million jobs created in the last decade, only 4,000 were in exporting firms; and fewer people now work in IDA-supported companies than in 2000. The Irish economy has been faking it for a decade.
Now that the property bubble has burst, people hope that exports will once again become the engine of our salvation. The problem is that, back when we were becoming rich by selling houses to each other, we priced ourselves out of world markets. Wages have risen by one-third here compared with Germany since 2000. Restoring competitiveness will be an arduous task where nobody, outside the banks and ESB, will see a pay rise for a decade, and many will take pay cuts.
Whether desirable or otherwise, leaving the euro is not possible for a mundane reason. Changing currencies takes a lot of organisation, as we saw when the euro was introduced. If the Government announced that a New Irish Pound will be introduced in 12 months, everyone would rush out to withdraw their savings in euro and wipe out the banks.
Prolonged mass unemployment is a disaster not only for its victims, but for all society. The great Harvard sociologist William Julius Wilson showed how the disappearance of low-skilled jobs in the US during the 1970s led to the social collapse of black ghettos.
In Ireland for the last 20 years we saw this process working in reverse, as rising employment turned what had been sink estates into decent, if not wonderful, places to live. Finding a job does more for the disadvantaged than a legion of social workers: people’s sense of self-worth is transformed by being able to earn the money to do ordinary things like own a car, buy toys for their kids at Christmas, and take their family on holiday.
While many commentators argue that the benefits of the Celtic Tiger flowed exclusively to the wealthy and connected, this is nonsense. The benefits went overwhelmingly to ordinary people in the form of something that Ireland had never seen before: abundant jobs. By 2015 we will have seen what happens when jobs disappear forever, particularly from less educated men who were able to earn a good living in construction. In effect, Ireland is at the start of an enormous, unplanned social experiment on how rising unemployment affects crime, domestic violence, drug abuse, suicide and a litany of other social pathologies.
We will be forced to discover the consequences when people, who had worked hard to make decent lives for themselves and their children, find themselves reduced to nothing. Less than nothing in fact because, unlike the unemployed in the past, people now losing jobs are weighed down with debt and facing the terrifying prospect of losing their homes.
Debt will be the second ghost of Christmas 2015. Back in 1997, when exports drove real growth, Irish banks lent little by international standards. By 2008, Ireland had twice as much debt for its size as the average industrial economy: banks were lending a third more to property developers alone than they had been lending to everyone in Ireland in 2000.
It was this tidal wave of credit that inflated house prices and launched the construction boom that drove wages and government spending to unsustainable levels.
To fund this suicidal lending, Irish banks borrowed heavily internationally, and now must pay it back fast as the world realises that our recent economic miracle was less in the spirit of Adam Smith than of Bernard Madoff. As Irish bank lending returns to ordinary international levels, property prices will fall by at least two-thirds from their peaks.
However, five years from now, property prices could have been driven far lower than that by a deluge of sales of unsold, foreclosed and abandoned homes.
Mass mortgage defaults caused by unemployment and falling house prices are the next act of the Irish economic tragedy. As well as bankrupting our worthless banks all over again, the human cost of tens of thousands of families losing their homes will be enormous but, because the Government has already exhausted the State’s resources taking care of developers with Nama (National Asset Management Agency), there is very little that can be done to help these people.
Most people, of course, will not lose their jobs and homes. However, even they will be forced painfully to relearn something our parents already knew: beyond a small mortgage, debt swiftly turns into pure poison that will eat away your prosperity and happiness.
One response to large-scale home repossessions that will be attempted is to buy ghost estates for public housing to accommodate evicted home owners, providing ample opportunities for good old fashioned petty corruption.
For grand corruption, though, we will have to look to Nama. By allowing the banks to dictate the terms of their bailout, the bank rescue was turned into the most lucrative and audacious Tiger Kidnapping in the history of the State, with the difference that, like the sheriff in Blazing Saddles , the bankers held themselves hostage.
Bad banks like Nama were tried on a large scale in the early 1930s in the US, Austria and Germany; and proved to be profoundly corrupt and corrupting institutions, whose primary purpose was to funnel money to politically connected businesses. The German bank is best remembered for setting up what we would now call a special purpose vehicle to fund the presidential election campaign of the odious Paul Hindenberg.
Bad banks do not just happen to be corrupt and anti-democratic institutions, it is what they are designed to be. Effectively, bad banks give governments the power to choose which of a country’s most powerful oligarchs will be forced into bankruptcy, and which will be resuscitated to emerge even more powerful than before.
Nama will get to pick which of the fattest hogs of Irish development will be sliced up and fed, at taxpayer expense, to better connected hogs (remember that Nama has been allocated at least €6.5 billion, considerably more than the Government saved by draconian budget cuts, to “lend” to favoured clients).
While Nama may have momentous political consequences, it has already failed economically: the Irish banks are still zombies, reliant on transfusions of European Central Bank funding to survive until losses on mortgages and business loans finally wipe them out. In the next few months we will discover if the State bankrupts itself by nationalising the banks; or if it has the intelligence to free itself from bank losses by turning the foreign creditors of banks into their owners, as Iceland has just done with Kaupthing bank.
It is ironic that by 2015, having devalued its currency and dealt decisively with its banks, Iceland will almost certainly be a lot better off than Ireland.

Morgan Kelly

Cava Dei Tirreni