Friday, January 30, 2009

Super Thrash

In risposta ad un post del direttore, ricevo e pubblico il seguente video.

Per la serie:" Al peggio non vi e' mai limite". ecco a voi "Gelato al cioccolato".



Da notare come e' vestito quando si presenta all'inizio(nei primissimi secondi, non quando si esibisce). Sai quanti ragazzi a Napoli vestiti a quel modo si vedono? Non potete immaginare.
A volte credo che il sapersi presentare sia, oltre che una questione di gusto, anche una questione di cultura. Ora, siccome io so benissimo che i Campani in generale hanno molto buon gusto nel vestirsi, questo cafone puo' essere guidato solo dall'ignoranza nella scelta del vestiario.


Ma noi non ci arrendiamo, ai Cavesi a Dublino piace dare sempre una seconda occasione.
Eccolo vestito fescio'n, trasgressivo, che dispensa umilta':



Eccolo in una nota trasmissione locale, che si esibisce con la musica, in stile etnico neomelodico denzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz:




Non ho idea chi sia il trans biondo che lo fiancheggia nella trasmissione......

Colgo l' occasione per scusarmi con Dublino. Cosi' in generale, mi andava di farlo. :))))))))))

Se qualcuno ha il coraggio di commentare, si faccia avanti. io sto piangendo dalle risate.

Bacco1977

Andate via, sporchi immigrati

E' di oggi un articolo, sul Corriere e Repubblica veramente brutto.

Aprono dei cantieri, delle raffinerie, nel Lincolnshire ,nel Nord dell' Inghilterra, e si scopre che i "Cavalieri del lavoro" britannici, grazie a decenni spesi nei Pubs ad ubriacarsi, fottersi il fegato e rimbambirsi (l'alcool con gli anni provoca demenza) non hanno gli Skills.

E cosi' l'azienda in questione, la Total, e' costretta a chiamare tecnici specializzati italiani.
Secondo gli Inglesi e' perche' costano di meno, e quindi questi "sporchi immigrati" (cosi' sono stati definiti), rubano loro il lavoro.

Secondo l'azienda , invece, si tratta di tecnici preparati, che verrebbero a costare molto di piu' in quanto va fornito loro vitto, alloggio e spese di trasferta.
Purtroppo, tra i locali, non sono stati trovati tecnici abbastanza preparati.

Spendere 4 serate a settimana in un pub, probabilmente "lede" alle proprie capacita' e performance lavorative.
Vivere in contesti dove l'approssimazione e' la regola, probabilmente "lede" alle performance lavorative in quanto si presta poca attenzione al dettaglio.
Studiare poco "lede" alla preparazione, ovvero agli skills.
Non credete?

Comunque gli Inglesi l'hanno digerita male, e chiedono a Gordon Brown di cacciare via gli "sporchi immigrati" per dare lavoro ai locali.
Peccato che, oltre a non avere gli skills, non conoscano le regole del mercato unico europeo, che vieta ogni forma di protezionismo rispetto ai lavoratori locali.
Mercato unico Europeo significa mercato unico, ovvero ognuno puo' lavorare dove gli pare.
E chi e' piu' bravo, ovvero l'Italiano, nel 99% dei casi (io rientro nell'1%), frega il posto all'incompetente.
Regole del mercato, regole della vita

Saluti

Bacco1977

Thursday, January 29, 2009

Dal miracolo al panico

Si Commenta da solo.
Ormai lo sanno anche in Italia.

Qui il link

Le ceneri di Limerick

Redditi record, Eden delle multinazionali. Questa era la città-simbolo del miracolo Irlanda. Ora è tutto finito

Pat Curtis potrebbe parlare per ore. Ha ventitre anni, fa l’operaio, porta la polo slacciata, un giubbino leggero, lo sguardo serio di chi prima di diventare maggiorenne era già in catena di montaggio. Fa freddo nel cortile della sua fabbrica, e la tettoia di plexiglas sotto la quale ci ripariamo non basta a tenere a bada la pioggia. Noi dai brividi abbiamo smesso di fare domande. Pat potrebbe parlare per ore: «Noi irlandesi accettiamo tutto, e anche se ci licenziano non muoviamo un dito. Sa perché? Perché siamo contenti solo quando andiamo a fondo». Il fondo per noi è questa pioggia di ghiaccio, per Pat invece è il maggiore esportatore del paese, la seconda azienda d’Irlanda, che trasferisce all’estero dieci linee produttive mandando a casa 1.900 operai. Si tratta della texana Dell computer, che sbarca sull’isola nel 1990 e l’8 gennaio 2009 si accorge che a Lodz, in Polonia, un operaio lo paghi tre euro all’ora. Molto meno dei 12 euro che pretendono a Limerick, in Irlanda: «Adesso tocca a quelli di Dell, ma a luglio vado a casa anch’io che da sei anni lavoro per un’azienda dell’indotto» dice Pat Curtis. «Per me non mi preoccupo: sono giovane, mi rimetterò a studiare. Ma ora so che lavorare con lealtà non porta a nulla: ci dicevano di non creare problemi perché se no se ne andavano. E se ne vanno comunque».

i giovani fanno la valigia. Franck McCourt: la miseria che ho raccontato io è un’altra cosa

Le ceneri di Limerick

Redditi record, Eden delle multinazionali. Questa era la città-simbolo del miracolo Irlanda. Ora è tutto finito

Pat Curtis potrebbe parlare per ore. Ha ventitre anni, fa l’operaio, porta la polo slacciata, un giubbino leggero, lo sguardo serio di chi prima di diventare maggiorenne era già in catena di montaggio. Fa freddo nel cortile della sua fabbrica, e la tettoia di plexiglas sotto la quale ci ripariamo non basta a tenere a bada la pioggia. Noi dai brividi abbiamo smesso di fare domande. Pat potrebbe parlare per ore: «Noi irlandesi accettiamo tutto, e anche se ci licenziano non muoviamo un dito. Sa perché? Perché siamo contenti solo quando andiamo a fondo». Il fondo per noi è questa pioggia di ghiaccio, per Pat invece è il maggiore esportatore del paese, la seconda azienda d’Irlanda, che trasferisce all’estero dieci linee produttive mandando a casa 1.900 operai. Si tratta della texana Dell computer, che sbarca sull’isola nel 1990 e l’8 gennaio 2009 si accorge che a Lodz, in Polonia, un operaio lo paghi tre euro all’ora. Molto meno dei 12 euro che pretendono a Limerick, in Irlanda: «Adesso tocca a quelli di Dell, ma a luglio vado a casa anch’io che da sei anni lavoro per un’azienda dell’indotto» dice Pat Curtis. «Per me non mi preoccupo: sono giovane, mi rimetterò a studiare. Ma ora so che lavorare con lealtà non porta a nulla: ci dicevano di non creare problemi perché se no se ne andavano. E se ne vanno comunque».


Dal miracolo al panico.
Per anni l’Irlanda è stata la prima della classe, la tigre celtica che a forza di fondi europei e sgravi fiscali passava dal tirare a campare all’euforia del mercato: nel 1988 l’Economist la definiva «la più povera tra i ricchi», nel 2006 le statistiche della Ue le assegnavano un reddito pro capite secondo solo a quello del Lussemburgo. Anni di duro lavoro e consumo improvviso: «C’era molta frenesia» ci dice Niamh Hourigan, giovane ma già quotata sociologa dell’Università di Cork. «Che mimetizzava la paura che tutto potesse finire all’improvviso. Mio marito è svizzero, e mi dice che a Ginevra non ha mai visto l’assalto ai centri commerciali del nostro sabato pomeriggio». È stato un boom lungo, sorprendente, straordinario. Ma bisogna parlarne al passato: nel 2007 i primi scricchiolii, a marzo 2008 un Saint Patrick’s day da brivido con la Borsa che brucia 3,5 miliardi di euro, lo scorso 15 gennaio la nazionalizzazione della terza banca del paese che in dodici mesi era passata da 17 a 0,22 euro ad azione: «Pensare che solo un anno e mezzo fa i partiti di governo hanno vinto le elezioni in nome della stabilità e la competenza economica» si indigna Karan O’Loughlin, dirigente di Siptu, il maggiore sindacato irlandese. Si è sgonfiata la bolla finanziaria, è saltato il bluff immobiliare, per quest’anno si prevede un crollo dei prezzi delle case vicino all’80 per cento. A chiudere il quadro mancavano solo i frutti velenosi della globalizzazione, con le multinazionali che guardano altrove per tagliare i costi e salvare la competitività. Ovunque, ma via dall’Occidente, dall’Irlanda, da Limerick

Piove ancora, fa sempre più freddo e all’ufficio di collocamento ci mostrano le ultime statistiche sulla disoccupazione in città: in un anno i senza lavoro sono aumentati del 65 per cento. Con un viatico del genere, quando torniamo per strada e ricominciamo a gocciolare, ci vuole niente a farci sentire nei panni umidi di Frank McCourt. Sì, perché per il resto del mondo Limerick è soprattutto la protagonista delle Ceneri di Angela, il romanzo che ha incantato dieci milioni di lettori raccontando di una città tormentata da «grandi quinte di pioggia» e di «un’infanzia infelice irlandese e cattolica» di settant’anni fa. McCourt oggi vive a New York, e a Io donna dice che la Limerick che vediamo noi è una ricca città del XXI secolo «mentre quella in cui sono cresciuto io era misera e vittoriana. La differenza è che oggi la gente ha le scarpe ai piedi, capisce?». E che i palazzi sono di vetro e acciaio, i mulini hanno fatto spazio agli alberghi, il centro pedonale è riservato allo shopping: «E soprattutto che non ci sono più tutti quei preti e quelle suore che terrorizzavano la nostra esistenza». Per McCourt oltre alla povertà il boom della “tigre celtica” ha cacciato una pletora di fantasmi: «Il cattolicesimo irlandese non è come quello italiano. Voi non vi prendete mai troppo sul serio, mentre per noi l’inferno era ovunque. Non ho nostalgia per quei tempi, e penso che il progresso economico almeno a questo è servito: gli irlandesi non hanno più paura». Il Pil potrà anche diminuire del 4,5 per cento (previsioni per il 2009), il disavanzo pubblico crescere fino al 9,5, ma Angela non abbasserà più la testa: «Anche se i nostri giovani dovessero emigrare, se ne andrebbero nel mondo forti della loro istruzione, e privi di quel senso di colpa con cui la Chiesa ha tenuto in pugno la mia generazione». Un messaggio limpido, quasi una pacca di incoraggiamento. Eppure Limerick non ama le sue ceneri, e solo a sentire nominare Frank McCourt i più arricciano il naso e si affannano a spiegare che la città di cui parla lui probabilmente non è mai esistita. C’è addirittura chi ha spulciato il best seller arrivando a contare 117 imprecisioni di nomi, luoghi, opere e omissioni: «La verità è che McCourt ha riaperto una ferita dolorosa» ci spiega la sociologa Hourigan. «Chi è sopravvissuto a quella miseria non ama che gliela si ricordi a tanti anni di distanza».


n tempo di crisi le ferite bruciano più del solito.
Una è McCourt, lo scrittore che ha regalato alla città una fama sgradita. Un’altra è Moyross, il quartiere che in tutta l’Irlanda vuole dire violenza, droga, emarginazione. Qui anche negli anni migliori la disoccupazione sfiorava il 30 per cento, e anche adesso che i licenziamenti sono più degli investimenti le cose seguono un corso a se stante: «I reati a Moyross stanno diminuendo drasticamente» ci dice Allen Meagher, che nell’area ha lanciato il progetto di editoria sociale Changing Ireland. «Mentre a non cambiare sono il pregiudizio e l’esclusione sociale». Per farci capire di cosa parla, Allen ci carica sulla sua Volkswagen: si fa presto a notare che il quartiere è circondato da mura, in certi tratti da una doppia fila di mura su cui spicca l’avvertenza a tenersi alla larga dal filo spinato. Siamo nella Belfast dei troubles, nella Beirut della guerra civile? Semplicemente nella Limerick appena fuori dal boom, appena dentro la crisi. Oltre il muro ci sono le residenze del Parco Tecnologico, gioiello del sistema universitario cittadino; al di qua duemila persone divise tra chi nell’esclusione ci sguazza e chi non sa più a che santo votarsi. Il governo di Dublino aveva appena lanciato un ambizioso Regeneration project. La preoccupazione è che la crisi si porti via anche i fondi per sanare l’ultimo quartiere in cui McCourt potrebbe ambientare il sequel del suo disperato romanzo.

Ma ce la farà l’Irlanda? E ce la farà Limerick? In città sono in molti ad avere già un nipote in Australia, un figlio in Canada, uno zio nella Russia di Putin. Dopo anni di immigrazione polacca, l’ironia vuole che comincino a farsi vedere anche aziende di Varsavia a caccia di disoccupati irlandesi. Ma nessuno getta la spugna: al freddo di gennaio, in O’ Connell street c’è chi aspetta l’autobus con il piumino d’oca, chi spinge carrelli in maniche di camicia. Michael O’ Donnell, che da dieci anni accompagna i turisti sulle orme dei personaggi di Frank McCourt, dice che gli hanno chiesto se non stiano tornando i tempi delle ceneri di Angela. Lui ammette che non lo sa. Ma di una cosa è sicuro: «Noi irlandesi siamo gente tosta. Ne abbiamo viste di peggiori

Tuesday, January 27, 2009

La grande Bufala

Fa un freddo cane. Qui a Bellevue nevica, e siamo quasi costantemente sotto zero.
A Dublino ha fatto un freddo che non si vedeva da anni.
Qualche mese fa, leggevo che i ghiacciai dell'Antartico erano di nuovo ai livelli del 1979.
Mia madre mi ha raccontato che negli anni settanta vi era la paura opposta ad oggi, ovvero , la paura del grande freddo. La temperatura scese vertiginosamente per un decennio e piu'.

Insomma, sto freddo mi ha fatto riflettere. Cosi' mi son fatto un po' di ricerche in Internet.

Ho trovato una puntata di Matrix.

A voi i commenti.










Agghiacciante vero?

Eppur si muove..........................

Bacco1977

Monday, January 26, 2009

And Justice for all.....

Prendetevi un 'ora.

Armatevi di pazienza e calma, ne avrete bisogno.

E guardate come funziona la giustizia in Italia:




Non infierisco.
Lo ha gia' fatto il giornalista......
In che condizioni sono costretti a lavorare i giudici, servitori dello Stato.
Lasciatemeli chiamare Eroi, visto che qualcuno li defini' antropologicamente e mentalmente deformi....


And Bacco for all........

Vieni avanti cretino


Il bellissimo commento del nostro amato presidente, riguardo le ultime vicende di violenza sessuale, non e' sfuggito qui in America.

Stamattina i colleghi Americani stanno tutti a ridersela, leggendo questo articolo qui, sulla CNN. Rigorosamente arrivatomi in spam via email.

Ricordiamo la frase che fu detta ieri:


"Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare. Non è che si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze" Silvio Berlusconi.

Ecco come la traduce la CNN:

"We can't think of deploying a large force," Berlusconi said. "We would
have to send as many soldiers as there are beautiful girls. And I don't think we would manage."

Silvio Berlusconi


E cosi', possiamo ribadire, a chiare lettere, che abbiamo uno dei peggiori (se non il peggiore) primi ministri del mondo occidentale.
Ed in questo caso son ben lieto di infangare il mio paese, se magari questo aiutasse a liberaci da questo cretino.

Grazie Zio Silvio, per l'ennesima figura di merda internazionale. Ne avevo, ma soprattutto ne avevamo(gli Italiani) e ne avevano (gli stranieri) bisogno.

Bacco1977, Bellevue, Seattle Area, Whashington

Carta d' identita' Irlandese

Salve a tutti.
Un problema capitatomi all'imbarco per gli USA, ha posto la mia attenzione su una problematica seria.

All'atto dell' imbarco mi hanno chiesto la nazione di residenza, dove vivevo. Ho detto che vivevo in Irlanda ma , non essendo iscritto all'AIRE, il mio passaporto non portava la residenza Irlandese. Tra l'altro il passaporto mi pare non porti la residenza, ma la nazionalita'.
Allora mi hanno chiesto un' "id card" che comprovasse la mia residenza, ma la mia carta d'Identita' portava,e porta, solo la residenza italiana.
A quel punto, per risolvere il problema, avevo con me il documento del tax credit, e varie comunicazioni della banca, che comprovavano che il mio indirizzo era in Irlanda. E' bastato per passare.

Volendo evitare altre problematiche del genere, esiste la possibilita' di ottenere una carta d'identita' irlandese, o un qualche documento che comprovi la residenza qui?

Cheers

Bacco1977

Saturday, January 24, 2009

Dove sono finiti i Socialisti cosi'?

Dove sono finiti i politici cosi'?
Quindi il qualunquismo , a quei tempi, veramente non aveva senso di esistere? Perche' se vi era in giro anche un solo politico che la pensava cosi', allora quella era un' Italia migliore. Se il Presidente della Repubblica era Pertini, allora voleva dire che eravamo ben rappresentati.

Pertini non e' solo quello che esulto' al gol di Tardelli, o quello che disse: "Adesso non ci prendono piu' " al terzo gol di Altobelli.

Pertini era anche il presidente di tutti gli Italiani, soprattutto di quelli all'estero.
E l'essere il presidente di tutti non e' facile, ma ci si arriva grazie a solide basi ideologiche e culturali; basi di liberta' e giustizia sociale. Basi come questa che riporto in basso.
Buona visione.



Presidente ci manchi tanto, e ci manca soprattutto l'Italia che rappresentavi.
« Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità. »(Indro Montanelli)


"E adesso non ci prendono piu'"

Bacco1977

P.S. pensate se al quirinale ci andasse lui



Ma confrontiamo la caratura umana e morale dei due uomini. A voi i commenti.

Parlando a vanvera

Non sono immune dalla sindrome di Lyndon. Non lo sono, e non lo saro' mai .
Continuero' a lamentarmi, forse in eterno.
Non pretendo di avere sempre ragione, anzi, sono uno che, agendo d'impulso, spesso sbaglia.
Ma comincio ad avere la nausea dei miei connazionali, e tra i miei connazionali, ci metto pure me stesso.
Comincio ad avere la nausea di me stesso.
Sia ben chiaro, cio' che sto per scrivere sono conversazioni avute dal vivo, o pensieri che mi sono girati per la testa.
Vi racconto qualche episodio , capitatomi nelle ultime due settimane, intitolandolo in base al protagonista.
Lo spunto me lo ha dato l'ultimo post del direttore, che saluto.

L'intolleranza di bacco

Oggi un collega Americano ha ruttato in ufficio. L'ho guardato male, ma lui non ha colto il messaggio. Sono uscito dalla sala, imprecando contro questo paese di barbari (l'america), senza stile e senza classe, dove di ingozzano di burgers e cocacola, dove le donne sono obese, e le auto enormi e senza forma. Un paese che ha come unico luogo di socializzazione il centro commerciale, e dove ci si spara a vicenda dalla mattina alla sera come nel Far West, e dove non si ha nessuno stile nel vestirsi. Basta vedere con che volgarita' si e' presentata la moglie di Obama alla serata di Gala. Gia', la moglie di Obama. Nella mia magnificenza da Italiano che ha cultura e classe superiore, mi son dipendicato che questo paese grezzo, ha appena eletto un afro americano alla presidenza. Un uomo laureato ad harvard, con una preparazione ed un curriculum impeccabile. Ed invece io, dall'alto del mio abito "made in Italy", mi tengo un pregiudicato al governo, che ho pure , indirettamente, aiutato a vincere le elezioni nel 2001 con il mio voto.
Ma vuoi mettere che noi facciamo la pizza.
Mi son vergognato della mia stupidita'. Offendere un popolo perche' un suo componente rutta in ufficio..

L'amico tedesco.


Campano che vive ad Hamburgh, in Germany, ma mi dice che fa troppo freddo, e che quando e' tornato in Italia per le vacanze di Natale ha finalmente rivisto il sole e si e' goduto il bel tempo. MA SE C'E' STATO IL DILUVIO UNIVERSALE PER 10GG A NATALE, DOVE CAZZO LO HAI VISTO IL SOLE IMBECILLE!!!!

Andiamo avanti.

Il Calderoli dei Bamboccioni

Alcune settimane fa incontro un conoscente in zona Grafton Street. Italiano che vive a Dublino, sotto la quarantina come eta'.
Io "HEy come stai?"
Lui, col muso lungo "Come vuoi che stia , con questo tempo, io non ce la faccio piu'"
Io "Ma dai, ci si abitua, alla fine hai un bel lavoro, ti sei sistemato bene..."
Lui "Guarda il lavoro non e' tutto. Qui si sta male. Sta settimana ho fatto due LEaving party, vanno via tutti...Io torno a casa"
Io " A casa dove? Hai un lavoro?"
Lui "Torno dai miei , torno a fare l'impiegato ad 800 euro (lui e' del nord Italia ed ha 40 anni). Meglio fare il mammone che restare qui."
Io "Ma come dai. Qui hai una tua dignita'. Una tua vita...Se non ti piace prova un altro paese"
Lui (40 anni) : No, torno dai miei....E tu, qui ci stai bene?
Io "Beh si, ho migliorato, e di molto , la mia qualita' della vita, ho molti amici irlandesi, molti stranieri, qualche Italiano. Guadagno bene, e lavorativamente sto facendo un'esperienza che sinceramente non ci speravo nemmeno..."
Lui " ah, allora resti per i soldi..."
(mi ha dato dello sfigato)
Io "No, ho parlato di qualita' della vita"
Lui "mmmm, ma tu devi avere una concezione particolare di qualita'..."
Io "intendo dire che ho una casetta decente in una bella zona verde, che prima non mi potevo permettere. Raggiungo il centro in 30 minuti grazie ai mezzi pubblici, che fanno schifo, ma che per ora mi bastano. Che scelgo come vivere e di starmene per i cazzi miei senza dover dar conto a cio' che pensa la gente. Ho con me la mia ragazza ed il mio migliore amico e sua moglie. Il lavoro non e' pesante, ma soddisfacente. Ho molto tempo libero per me. Ho anche ripreso gli studi. Il mio inglese e' migliorato in maniera esponenziale."
Lui "Vabbe', ma tu vieni da Napoli, la fate una vita di merda, ci credo che ti trovi bene qui"

In pratica mi ha dato del terrone. L'ho salutato in maniera fredda evitandogli un cazzotto che, vista la mia mole , e vista la sua, avrebbe potuto accopparlo.


European Union


L'amico a Bruxelles.
Bruxelles, non lo nascondo, affascina me e manuela da molti anni,e sara' probabilmente una mia meta futura, quando lascero' la capitale barbara.
E cosi' mi tengo in contatto, via msn, con un amico che vive li.
All'inizio entusiasta.
Ora invece......Raccolgo qui alcuni estratti delle nostre conversazioni msn.
Il tempo e' una merda (?????????????????)
Piove, mentre in Italia pare che il maltempo non esista.
I belgi si lavano poco. Noi italiani invece , negli autobus, profumiamo a prescindere.
Si mangia male.
E' difficile fare amicizia coi locali.
Non hanno cultura (???????????????????????????????????????????).
E' troppo multirazziale.
I belgi sono razzisti coi fiamminghi.
I fiamminghi sono razzisti coi belgi.
Sono pieni di luoghi comuni verso gli italiani.
Le donne sono ben vestite, ma sono bruttine e non si depilano. Invece in italia ci sono tutte Manuela Arcuri che girano in autobus col perizoma.
E' pieno di arabi ( e vabbe'!!)
Odiano i Francesi (mi trasferisco subito)
Non si trova lavoro facilmente.
Fuori Bruxelles tutto e' arretrato, specie in Vallonia (????????????????????)
C'e' un serio problema di pedofilia, non ci farei crescere i miei figli...
Tornero' presto a casa....................

La trasferta in Polonia

Amico che vive in Polonia (leggera' questo post e si incazzera').
L'azienda lo ha mandato in trasferta, a Cracovia. Citta' piena di storia e cultura, ma le lamentazioni versano su :
- tempo, sempre sotto zero
- cibo, troppo pesante e pieno di cipolle
- uomini zozzosi
- donne belle, ma lui sta per sposarsi
-periferie pericolose
-infrastrutture arretrate
- noia.....????????????????????????????????????????????????????????????

La Siesta

Amico in Spagnaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.
Feste, donne, cibo, sole e mare.....
Makke'!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Passata l'euforia iniziale viene evidenziato un solo problema:
Lo stipendio e basso, intorno ai 1000 euro, il babbo gli deve mandare i soldi per tornare a casa, e, quindi, si rientra a fare il bamboccione...

L' Ex collega ed il Big Ben
Napoletano.
Per anni ha rotto le palle che si trasferiva a Londra.
Presa la decisione, parte due anni fa.
Ma non regge alla sindrome di London, in questo caso.
L'ho ricontattato su skype proprio 4 gg fa.
Dice che ha sentito la nostalgia dei genitori (33 anni)
Nonostante tornasse ogni 15 gg......
Il tempo, il cibo........
Gli Inglesi arroganti, barbari e rissosi.
Londra sporca nelle periferie .
Si ubriacano e si picchiano.
La citta' e' pericolosa, si accoltellano nelle periferie.
Insomma e' ritornato al veccio lavoro ed a casa dei genitori.
A 33 anni, non puoi vivere a casa dei genitori...............................


Vabbe'
vi lascio
Insultatemi pure.
Stavolta me lo merito


Bacco1977


P.S. Tutto cio' che e' scritto e' frutto di conversazioni avute. Per capirci, ritengo che siano state dette tutte cazzate. La mia posizione e' quella di uno che ha perso la speranza con i suoi connazionali. Almeno voi, cari bloggers, dimostratemi il contrario, ve ne prego.

Friday, January 23, 2009

Grandi Campani - A Massimo




Tuesday, January 20, 2009

Hope is not a Strategy


Ancora a Seattle, anzi a Bellevue per la precisione, ed il destino mi porta di nuovo negli USA in un momento storico per la nazione: l'insediamento del primo presidente Afro Americano, Obama.
A Novembre mi trovai qui durante le elezioni e la sua vittoria.

"Hope".
E' la parola che riecheggia con maggiore frequenza su tutte le televisioni statunitensi.
Oggi ho assistito in diretta sulla CNN al suo insediamento. Che emozione! Ammetto di aver avuto i brividi. Sono poi rimasto incredibilmente sorpreso quando si e' recitato il "Padre Nostro che sei nei cieli" durante la cerimonia, sul palco. Un paese multireligioso, laico, che comunque mantiene ancora questa tradizione di stampo Cristiano; ma non e' questo il punto.

Obama mi piace, molto. Mi e' simpatico a pelle, e poi sono uno di quelli che credono ancora che gli occhi siano le specchio dell'anima, e gli occhi di Obama sprizzano sincerita', catturano.
Mi piace molto la storia della sua vita, compresa la vita matrimoniale molto burrascosa di entrambi i genitori. Mi piace perche', come me, e' sempre stato molto legato ai nonni materni, soprattutto alla nonna.
Mi piace anche per cio' che rappresenta il fatto che lui, di padre Kenyano, sia diventato presidente. L'America e' davvero il paese dove tutto e' possibile.

Ma ora e' sera e, siccome io non sono Americano, a me la sbornia elettorale e' passata subito e, quindi, a freddo, posso ragionare, come dovrebbe fare una qualunque persona dotata di intelletto, compresi quegli pseudo giornalisti di quel sostituto di carta igienica che e' Repubblica, che continuo con piacere a sfogliare solo per vedere i Calendari, e per leggere le cavolate che scrivono, per capire fin dove riescono ad arrivare;fortuna che vi e' Zucconi che ogni due anni mi fa stare bene con le sue rubriche sulla nazionale ed il suo sano anti-juventinismo.

Ma torniamo al topic, e proviamo a ragionare.
"Hope"
"Yes we can"
Speranza, una nuova speranza per il mondo, si, si puo', possiamo farcela, yes we can, forse, se ci crediamo , "se", speriamo.....

Una vecchia canzone dei Litfiba, Gioconda, diceva "Se la speranza e' l'ultima a morire, chi visse sperando mori' ...non si puo' dire".

La speranza non e' una strategia. Mi spiace di andare fuori coro, ma a me non va di sentire parole come "Hope" o "Yes we can".
Non mi piace giocare alla probabilita', ed all'esame di statistica ho fatto talmente schifo da essermene uscito con un misero 19, ergo, ho bisogno di fatti reali, di cose concrete, per potermi sentire al sicuro.
"Hope" e' una parola che non aiuta a tranquillizzarmi.
Hope is not a Strategy.

Quindi io parlo di fatti. La poesia, la filosofia, l'ideologia, e la "Hope", la lascio agli altri.
"Yes we can"?, No Obama, "Yes we MUST", ed anche presto, che qui le cose precipitano.
Parlando di cose reali, terminata quella pacchianata di cerimoinia di insediamento, che a confronto la S. Patrick Parade di Dublino sembra una sfilata di alta moda, ragioniamo.
Mi piace la politica ambientale ed energetica di Obama. Stati Uniti totalmente indipendenti in 10 anni. Abbattimento sostanzioso delle emissioni di CO2, investimenti a favore delle energie rinnovabili, al fine di creare nuovo lavoro, far girare l'economia, e salvare il pianeta. Insomma un programma serio che vi consiglio di leggere.
Non a caso e' di ieri la notizia della partnership tra Fiat e Chrysler. Tra le motivazioni c'e' anche quella di aprire un mercato di auto a basso consumo, piccole, ed ecologiche proprio nel paese che emette piu' gas di scarico del mondo.

Ma al vera sfida e' sulla crisi, sulla crisi economica, su cio' che secondo me potra' diventare la catastrofe del secolo.
Il mondo ha gia' visto una crisi del genere, quella del '29. Ne e' uscito grazie ad una guerra mondiale e 50 milioni di morti. Non voglio essere catastrofista.
Al momento la soluzione sono le iniezioni di denaro pubblico nel sistema,ed il salvataggio delle banche. Gli esperti che fino a pochi mesi fa venivano insultati pubblicamente dai governanti, non solo Irlandesi, oggi dicono che non si possono salvare tutte le banche. Che qualcuna va lasciata fallire.

Io aggiungo qualcosa di mio. Se si continua ad immettere liquidita', come ha fatto fino ad ora l' America, non si rischia di incorrere in una enorme svalutazione del denaro? Non c'e' il pericolo di ritrovarsi, dalla sera alla mattina, con i tuoi risparmi che valgono 10 volte in meno? Ah si, avete ragione, io di economia non capisco nulla. Ma i cosiddetti "esperti" dove ci hanno portato fino ad oggi?

Presidente, la "Hope" da sola non basta. Qui occorre darsi una mossa.
Che Dio l'aiuti.

Bacco1977

Mica si sta' cosi male?

Eroi e Bloggers,

Prendo un articolo dall'Espresso (non Repubblica). Non voglio scrivere piu' di tanto, voglio la vostra opinione. Il post fatelo voi con i commenti e le discussioni che ne scaturiranno. Tengo la mia opinione segreta, son curioso di vedere quante persone sono daccordo con me.

Berlusconi sostiene che se il Pil cala del 2% torniamo al livello di due anni fa, e due anni fa non si stava tanto male.

Il testo dell'articolo originale ed il link sono dopo l'immagine.




VELTRONI: «PAROLE SORPRENDENTI, LO DICA AI PRECARI CHE RESTANO SENZA LAVORO»

Berlusconi: la crisi? Non è così grave

«Torneremo alla situazione di due anni fa, non mi sembra che si stesse poi tanto male»


MILANO - «Il governatore della Banca d'Italia e anche l'Europa ci dicono che quest'anno il pil registrerà il 2% in meno. Ciò significa che torneremo indietro di due anni e non mi sembra che due anni fa si stesse così male». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo all'inaugurazione di un reparto dedicato alla madre, Rosa Bossi, al Pio Albergo Trivulzio di Milano. A Berlusconi ha subito risposto il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni: «Sono parole sorprendenti. Due punti in meno sono posti di lavoro persi, significa aziende e negozi che chiudono».

MOMENTO DI RIFLESSIONE - «Forse è necessario un momento di riflessione in un'epoca di consumismo», ha aggiunto il premier. «La profondità della crisi sta nelle nostre mani. Bisogna aver paura di avere troppa paura». Secondo Berlusconi, è necessario quell'ottimismo che incentivi i consumi non solo tra gli italiani ma anche tra i francesi e i tedeschi «che sono i maggiori consumatori dei nostri prodotti. Bisogna dare il nostro piccolo contributo perché questa crisi non sia troppo tremenda».

UE E PENSIONI ALLE DONNE - Il premier ha parlato poi dell'equiparazione tra l'età pensionabile degli uomini e quella delle donne, che oggi in Italia hanno diritto di ritirarsi dal lavoro con cinque anni di anticipo. «L'Unione europea ritiene che le donne in Italia siano discriminate perché vanno in pensione cinque anni prima degli uomini - ha sottolineato Berlusconi -. Credo che l'Ue ci obbligherà a rivedere questa situazione. Noi ci impegneremo a fondo prossimamente».

VELTRONI - «Le dichiarazioni di Berlusconi sulla crisi sono sorprendenti», ha replicato Veltroni. «Un presidente del Consiglio che dice che non è un problema che cali il Pil del 2%, non sa che questo significa posti di lavoro in meno, piccole e medie imprese che chiudono, esercizi commerciali in difficoltà, cioè una parte del Paese vero che soffre. Noi ci mobiliteremo per dire al Paese che c'è chi si occupa della crisi». Veltroni ha reso noto che il Pd lancerà una mobilitazione il 13 e il 14 febbraio: «Il primo giorno davanti alle fabbriche e ai posti di lavoro, il giorno successivo con decine di manifestazioni nei Comuni con tre proposte: come tutelare i precari con un'indennita unica di disoccupazione; come sostenere la piccola e media impresa; come tutelare il lavoro che in questo momento è minacciato. Noi continuiamo a sentire l'esigenza di un grande piano per affrontare la crisi che in Italia il governo non ha ancora prodotto».



Alfredo
P.S. Saluti al Cavese a Seattle

Sunday, January 18, 2009

Dacci la nostra Pizza quotidiana

Cari Eroi & Bloggers,

Innanzitutto, oggi sono 3 anni che vivo a Dublino! 18 Gennaio 2006 - 18 Gennaio 2009. Incredibile sia passato gia' tutto questo tempo.

Oggi faccio quello che avevo in mente da tanto tempo. Quando Bacco in Settembre scrisse un post su come fare il pane mi proposi di postare qualche consiglio riguardo gli ingredienti per preparare la pizza. 
Mi diletto sin dai primi mesi qui a Dublino nel farla. Di solito preparo 300 grammi di impasto, per due pizze. Un impasto molto grande e' piu' difficile da preparare.

La qualita' degli ingredienti fa la differenza si sa'. Voglio condividere qualche segreto riguardo i miei ingredienti preferiti, quelli che secondo me fanno la differenza ancor piu' degli altri.

  • FARINA: Trovo la farina Barilla ed Antonio Amato tipo 00 le migliori. Il negozio italiano nella little italy di solito ha entrambi.
  • LIEVITO: Lo stesso negozio vende ad un euro il pezzo lievito italiano. Personalmente ho riscontrato risultati molto migliori con del lievito fresco vegetale acquistato nei negozi polacchi. Purtroppo non e' facilmente reperibile, se non lo trovate non disperate, ho scoperto hanno un lievito in polvere prodotto da Dr Oetker, l'azienda che vende con il marchio Cameo in Italia. E' un lievito eccellente, non occorre scioglierlo in acqua. Si puo' mescolare direttamente con la farina e poi aggiungere l'acqua durante l'impasto. L'acqua dovrebbe avere una temperatura intorno ai 40 gradi. Non utilizzate acqua fredda.
  • MOZZARELLA: Punto dolente, essendo difficile trovare mozzarella di Bufala fresca. Ho acquistato varie volte mozzarella proveniente da Battipaglia, ma e' gia' vecchia di 3 o 4 giorni, non ha lo stesso sapore di quando la mangio a casa. Tuttavia non disperate, con un ottimo olio d'oliva anche la mozzarella di Aldi e Lidl assume un sapore abbastanza piacevole. L'olio durante la cottura al forno dona un sapore eccellente alla mozzarella, quindi concentratevi sull'olio. Io uso Monini, al Dunnes costa di solito 8€ e qualcosa per un litro o 75 CL, a seconda delle offerte correnti.
  • OLIO: Monini, gia' detto
  • POMODORO: Qualsiasi tipo di pelati che trovate gustoso. Importante frullarli prima di metterli sulla pizza.
Nel mio impasto aggiungo altri due ingredienti non tradizionali ma che migliorano il sapore:
  • Finocchietto selvatico, due o tre cucchiai per 300 gr di farina. Sono semi chiamati "fennel" in inglese, in vendita nei negozi asiatici e polacchi. Ci sono due tipi, uno al sapore di anice, l'altro al sapore di finocchio. Dovete acquistare quello al sapore di finocchio. Di solito e' di colore verde piu' scuro del primo tipo.















  • Crusca di frumento. In questo modo la pizza diviene integrale. Un paio di cucchiai in un impasto da 300 gr vanno bene. Holland & Barrets vende questo prodotto. In inglese si chiama "wheat bran".


Fatemi sapere.
Ecco una delle mie due pizze fatte ieri. 3/4 puree di patate e funghi porcini, un quarto margherita.


Vi assicuro era buona!
Alfredo da Dublino
3 ANNI A DUBLINO

Saturday, January 17, 2009

Baccala'


Ennesimo post di tipo culinario.

Niente ricette, come al solito, ma solo qualche scambio di consigli. Questo post e' dedicato ai Campani a Dublino, ed a tutti gli Italiani appasionati di baccala'.

Spesso mi e' capitato sentire lamentele di molti persone che non riuscivano a trovare il baccala' in giro per Dublino.

In effetti gli irlandesi non sono proprio famosissimi per il pesce, il loro piatto forte restano carne e patate, ma Bacco ed il coinquilino Alessandro, sono riusciti a trovare il Baccala' anche qui.

Per la precisione ci siamo recati presso i pescivendoli di Howth, e li abbiamo trovato baccala' sia Islandese (occhio alla "s") che Norvegese, ovvero i due migliori produttori di baccala' del mondo (secondo me). Sono della stessa marca e qualita' che sitrova tranquillamente a Salerno o a Napoli, ma proprio UGUALE.

Effettivamente al tatto ci e' sembrato ottimo, ed al gusto eccezionale.

Metodi di preparazione? beh, i classici.
A me piace fritto, in stile bomba ecologica, con pastetta che si attacca sotto, e puzzo che ti resta addosso per 1 mese.
Mi piace anche al forno, con pomodoro, olive e capperi, ma non disdegno anche di mangiarlo semplicemente all' insalata, con olive verdi.



Tutti questi ingredienti li trovate facilmente a Dublino, a prezzi accessibilissimi.
Ma quanto costa il baccala'?
16 Euro al chilo. prezzo piu' che onesto.

In conclusione, a chi piace il baccala', " ata i sul o vu accatta'"
Ed ho fatto pure la rima.

Ciao belli, io domani riparto per Seattle, 2 settimane, ci vediamo al ritorno per una pinta bloggers.

Bacco1977

Friday, January 16, 2009

Il Governo acquisisce la Anglo Irish Bank

Altra notizia di certo non positiva di questi tempi, ennesimo segnale di una crisi che a questo punto nessuno, credo, possa essere certo, o farsi GURU, di sapere dove ci portera'.

In basso, l'articolo segnalatomi da Pallotron al seguente link (fonte IrishTimes).
Saluti

Bacco1977

The Government decided to nationalise Anglo Irish Bank because of governance issues over loans to directors and the serious erosion of confidence in the bank as a result, Taoiseach Brian Cowen said today.

Mr Cowen, who is concluding an official visit to Japan, gave his first public response in Tokyo this morning to the dramatic decision by Government to transfer the beleaguered bank into State ownership.

Yesterday, the Taoiseach presided by telephone over an incorporeal meeting of Cabinet which reached a decision on Anglo Irish at 3pm Irish time (and midnight in Tokyo).

Today he said the timing of the move came on the eve of a scheduled extraordinary general meeting (EGM) of the bank that would allow it to recapitalise.

"We have decided moving this bank into full public ownership is the right approach, is the correct decision in these circumstances. We are satisfied that we can see this bank continue on in its business as before," said Mr Cowen.

"I had been in close touch with the Minister for Finance, monitoring this situation, even since the time before Christmas and indeed in the last few days particularly.

"We have a situation where if we didn't make our move, you have the EGM still on the table, the €1.5 billion offer (to recapitalise the bank) that was being made.

"We decided that would not now be on the table in respect of the EGM, which legally is required to be held this morning and the chairman of the bank will answer all questions at that," he said.

The Taoiseach was speaking to reporters after concluding a courtesy call to Emperor Akihito in the Imperial Palace in Tokyo.

Outlining the developments since Christmas when the Government decided to put up €5.5 billion to recapitalise the three main banks, he said, including €1.5 billion to Anglo Irish. When asked about the true extent of Anglo Irish's debts and exposure, he responded: "People have had concerns in the past but we want to move on now and the bank is in good stead and is solvent."

"There have been certain issues which have arisen which have affected the reputation of Anglo Irish, some corporate governance issues. Market confidence has continued to erode since then and it was on the basis of all of that it was finally decided that we would move the bank into full public ownership," he said.

Asked about the volume of debts that Anglo Irish may have on its books, he said that auditors PWC were working on this and would make an assessment to the board of the bank, under new chairman Donal O'Connor.

Mr Cowen said it the loan of €87 involving former chairman Sean Fitzpatrick would be repaid in the same way as any other loan in the bank and would be repaid.

He said bank will continue as a commercial entity. It will operate at arm's length from the Government under new management that would ensure it remained in good stead and solvent.

"It will continue to do business, it will be business as usual for that bank," he said.

Anglo Irish Bank shares were suspended from the Irish Stock Exchange this morning. A planned EGM of Anglo shareholders, due to take place this morning to discuss An earlier €1.5 billion State rescue plan that would have seen the Government take a 75 per cent stake, will simply be opened and adjourned.

Wednesday, January 14, 2009

Luxembourg city: il compromesso della perfezione

Un po' emulando molti altri bloggers, volevo raccontarvi di un mio viaggio fatto con "madonna" in Lussemburgo.
Con stile un po' diverso, senza parlar troppo del percorso, del cibo e delle baldracche indigene, vorrei soffermarmi un pochino sugli aspetti che caratterizzano la vita in quel paese.

Ormai per me ogni viaggio ha lo scopo di capire se quel posto appena visitato , puo' diventare o meno, in un futuro piu' o meno prossimo, un' altra tappa di questo cammino irrequieto.

Sul Lussemburgo avrei molto da dire, non e' stato per me un viaggio qualunque.
Non vorrei apparire presuntuoso, ma sono, in certi momenti, un tipo sofisticato.
Mi piace vestire bene, e questo non significa necessariamente vestire elegante o firmato.
Mi piace vestire di qualita', mi piacciono le cose belle e buone. Certo anche io ho la tuta e qualche maglietta del Penny's, ma le metto per andare a pescare, o per correre nel parco.
Adoro il made in Italy, quello vero, ma amo anche le "label" straniere di qualita'.
Lussemburgo mi potrebbe dar questo. Negozi bellissimi, sia di alta moda, ma sia di qualita', a prezzi che differiscono di poco da quelli Dublinesi. Certo, a Dublino basta saper girare per trovare i negozi giusti, ma li' tutto e' cosi' a portata di mano che vestirsi bene diventa una buona abitudine, per tutti, non solo per chi ama farlo. E quindi alla semplice vista del turista, appare evidente che ci si trova in un posto dove la gente, oltre ad essere piu' ricca, sa anche acquistare, ed acquistare bene, e lo si capisce quando per strada pare di assistere ad una continua sfilata del buon gusto. Ed anche le ragazze meno belle, possono apparire come principesse sofisticate.

Non mi lancero' in un arduo paragone con Dublino. I numeri in termini di abitanti e territorio non lo consentono, e poi la barbarie che regna sovrana nella scelta del vestiario nel mondo anglosassone non lascia tempo per paragioni che andrebbero solo a ribadire quanto cattivo gusto ci sia nella citta' di Joice, o in quella della regina Elisabetta.

Luxembourg city e' una cittadina (fa meno di 100.000 abitanti) che da tempo e' nella lista delle mie possibili destinazioni finali, o meglio, destinazioni di lungo periodo fino a poi recarmi, accompagnato, in quella finale, che sarebbe il cimitero e, speriamo, la casa del Padre.

Che bel posto. Che architettura, che pulizia, che bellezza!
Si, la bellezza, il bello, altra cosa che mi piace cosi' tanto, che tanto mi manca. Il bello non e' solo in Italia, e' in molti altri posti in Europa, ma manca del tutto nel mondo anglosassone, o almeno, il bello in termini di architetture cittadine, e non di paesaggi naturali (dove anche l'Irlanda, fortunatamente per me, non ha nulla da invidiare a nessuno).
Marmo, granito ( e non legno e carton gesso), colonne, antiche chiese con stucchi bellissimi, antichi palazzi, nuovo che si accosta al vecchio in maniera cosi' armonica che quasi non lo si nota, non ci si accorge di avere una struttura costruita 4 anni prima, in un contesto vecchio 400 anni.
E' questo il posto in cui voglio vivere.




Trasporti? Solo autobus, ma ovunque, capillarmente. Non c'e' traffico, le strade sono larghe, gli autobus bastano ed avanzano. Molti viaggiano praticamente vuoti. Auto di lusso, ovunque.

Prezzi alti, anche piu' di Dublino, anzi, sicuramente di piu', in ogni settore: immobiliare, turistico, culinario. Carburante molto economico(ma poco piu' economico dell'Irlanda), il governo non tassa e francesi , tedeschi, belgi ed Olandesi, si accalcano ai distributori al confine per rifornire i loro gioiellini.

La cucina, influenzata da tedeschi e francesi, e', come ogni posto continentale, di buon livello. Ed i ristoranti, i caffe', sono cosi' "chic" e "retro'", con finestre che danno sulle piazze, che , mentre sorseggi la tua cioccolata, e provi a capirci qualcosa sul giornale locale, sembri quasi un protagonista di un romanzo Noir, e se ti chiami "Bacco", il nome e' molto piu' vicino a quello di "Lazzaro S. Andrea", che a quello di Maigret, e ti senti un po' parte dell'universo di Pinketts.
E come l'eroe Lazzaro, ficcanaso gentiluomo, sei li seduto, con la tua compagna, spudoratamente a farsi gli affari altrui, ovvero quelli di una citta' di cui ammiri lo stile, e che vorresti diventasse tua.

Forse Bacco ha trovato il posto dove vivere, o e' solo forse un altro abbaglio?

Banche , ovunque. Piu' banche che persone. Ma da dove arrivano tutti questi soldi? Un po' come la Svizzera, ma anche peggio. Spesso soldi di un' economia virtuale che non esiste. Tutto ancora gonfiato; e se tutto esplodesse anche qui?

Piu' banche che persone, si le persone, quelle vestite bene. Ma dove sono? Si , certo, sono vestite bene, ma sono solo queste? Dov'e la gente? Dov'e' un po' di divertimento?
Nulla. Poche persone, ben vestite per carita', quasi perfette, ma troppo poche, e troppo tristi. Nessuno sorride. “Il riso squassa il corpo, deforma i lineamenti del viso, rende l’uomo simile alla scimmia”. Sara' per questo.
In due giorni, non riusciamo a socializzare con nessuno. In due giorni, quasi non vediamo nessuno. Quando entriamo nei ristoranti, siamo squadrati dai pochi clienti presenti, dalla testa ai piedi.

Un posto bellissimo, perfetto, ma che puo' sconfinare, paradossalmente, nel deprimente. E questo potrebbe quindi diventare un nuovo compromesso.

Arrivati a Dublino, passeggiando per Grafton Street, continuo a pensare che Luxembourg City sia il posto per me, ma d'improvviso madonna mi dice: " E' qui che voglio stare, almeno per ora. Il Lussemburgo e' perfetto, ma io non voglio la perfezione. Io voglio un posto dove vi sia gente, molta gente, in giro, ovunque, che ride, che urla, ma che si fa sentire, e che mi fa sentire a casa. Preferisco restare a Barbaropoli"



















Anche la perfezione ha il suo compromesso.

Bacco1977

Monday, January 12, 2009

Passeggiando sotto i Portici (virtualmente) - Fase 3



SOTTOTITOLO

Gavetta = Sodomizzazione?



Cari bloggers e non

Mi scuso per il linguaggio piuttosto forte utilizzato nel sottotitolo di questo post. Vi chiedo, prima di reagire protestando per il tipo di vocabolo, di leggere il post e l’articolo allegato.

Per anni in tanti han provato a mettermi nella testa che certe cose sono normali, tipo lavorare praticamente gratis per anni, senza diritti, senza ferie a parte quando l’azienda e’ chiusa, senza aumenti, senza voce in capitolo.

Per anni ci han provato ma nella mia testa non e’ mai entrato niente di tutta questa “spazzatura”. Purtroppo per la stragande maggioranza delle persone invece il lavaggio del cervello funziona.



Una delle cose piu’ orribili che ricordo e’ sentirmi dire da vecchi e giovani quando torno a casa e passeggio sotto i portici: “Devi fare la gavetta”.

Quando viene utilizzato questo vocabolo?

Quando qualcuno si lamenta di un sopruso, come lavorare gratis per anni, qualcuno viene a dirti che e’ normale, “devi fare la gavetta”.

Qui sotto un caso esempio tipico dialogo in cui mi viene citata la fatidiga frase...

Tipico ignorante: “ma che ci fai a Dublino, torna a casa!”

Alfredo: “si sta meglio a Dublino, il mondo e’ piu’ giusto. C’e’ meritocrazia, se sei bravo, sveglio ed onesto puoi far carriera."

Tipico ignorante: “TU NON VUOI FARE LA GAVETTA, QUESTA E' LA VERITA”.

Alfredo : “La gavetta non significa prenderlo ... c..o!”



Nessuno di questi signori ha mai pensato di prendere un dizionario per controllare il corretto significato in Italiano di questa parola. Storpiamo le parole anche adesso. Ma si. Parliamo a vanvera, tiriamo fuori frutta e verdura.

Se queste persone non fossero ignoranti non farebbero molte cose come:

  • Non verrebbero a dirmi che sto sbagliando
  • S’interesserebbero dei fatti propri.
  • Non penserebbero che tutto ‘e normale.
  • Non penserebbero che in Campania si sta meglio che nel resto del mondo solo perche' abbiamo inventato la pizza


Siccome non parlo se non sono informato, sono andato sul dizionario ed ho trovato questa definizione:

GAVETTA, dal lat. gabata(m) = scodella, recipiente di alluminio con coperchio, munito di manico, per il rancio del soldato in campagna \ venire dalla gavetta, di ufficiali che, iniziata la carriera come soldati semplici, ne hanno percorso tutti i gradi; (est.) di persona che ha raggiungo il successo partendo dal niente.



RIFLESSIONI

  • Non vedo scritto “lavorare gratis”. Gavetta significa passare per tutti i gradi prima di arrivare in alto, gli scalini del successo.

  • Che gavetta e’ se lavoro gratis 6 anni a 200€ per diventare maestro? Mica mi fanno Presidente della Repubblica? Non son passato per tutti i gradi per arrivare al successo. Faccio un lavoro normale. Non capisco perche’ occorre lavorare per anni quasi gratis per ottenere un lavoro normale.

  • Ammesso che sia giusto seguire questa strada, sapete quanti giovani non escono mai da questa fase? Sapete quanti rinunciano dopo anni e scelgono di diventare disoccupati permanenti o trovano un lavoro con uno stipendio tra i 700€ ed i 900€ (da fame e che non cresce mai abbastanza)? Il sistema non funziona.

  • Perche’ devo essere strasottopagato anche quando l’azienda potrebbe permettirsi di pagarmi come nel caso di una scuola privata che si appropria di fondi pubblici? Questo non riesco a capirlo anche se sono andato all'Universita'. Forse mi servono 3 lauree per capirlo?

  • Per chi e' ancora convinto che sia giusto essere sfruttati, non trovate coerente che lo stipendio minimo debba essere esattamente il costo mensile del vitto ed alloggio, tipo un posto letto, per un essere umano? Piu’ una somma minima per acquistare abbigliamento, da sostituire solo quando tutto cio’ che abbiamo e’ distrutto? 200€ bastano? A Salerno occorrerebbero almeno 500€.



Come puo’ un’azienda crescere lavorando con persone che accettano questo trattamento?

  • I migliori, quelli davvero brillanti vanno via

  • Chi resta e possiede skills potrebbe essere demotivato, lavorare male e/ o smettere di aggiornarsi e migliorare (ricordo che dovrebbe essere normale studiare per aumentare le proprie skills)

  • E’ possibile qualcuno con questo lavaggio del cervello diventi un po’ tonto. Questa e’ una violenza psicologica e son sicuro crei problemi nella societa’, prima di tutti insoddisfazione, paura ed insicurezza.


Insomma, io credo che dopo anni di comportamento tale, l’azienda possa trovarsi con un parco dipendenti meno professionale (non a causa dei poveri dipendenti) di una azienda che tratta umanamente gli impiegati. Ed una azienda in questa situazione non crescera' mai, non aumentera' la qualita' e la produttivita' abbastanza.





La gavetta dovrebbe essere il processo attraverso il quale si ha l’opportunita’ di crescere attraverso sacrifici la propria figura professionale, non SCHIAVIZZAZIONE SPONTANEA TEMPORANEA PER ACCEDERE ALLO STIPENDIO MINIMO DI LEGGE GARANTITO MINIMO A VITA. Aggiungo che oggi non e’ nemmeno piu’ temporanea, perche’ tanti restano schiavi a vita o fino a quando scelgono di divenire disoccupati, o meglio inoccupati, sono cosi traumatizzati che smettono di cercare un lavoro.



Probabilmente il termine gavetta veniva utilizzato in passato per indicare i giovani che cominciavano a lavorare presso artigiani giovanissimi. Era un po’ come andare a scuola, l’artigiano insegnava il mestiere al giovane senza educazione, la paga era probabilmente una sorta di rimborso spese (spese “po cafe & sigarette” come si dice in Campania).

In questa ottica non sembra sia una cosa cosi negativa.



Come al solito tutto viene utilizzato pero’ a vantaggio di pochi. Non credo sia la stessa cosa sottopagare giovani che hanno studiato e che si rivolgono al mondo del lavoro per produrre e ricevere uno stipendio, non solamente per imparere. Vi faccio degli esempi tipici di figure sottopagate

  • Un laureato che vuole insegnare ed ha bisogno dei punteggi, lavora in una scuola privata finanziata dallo stato, costretto a firmare buste paga che non corrispondono alla sua retribuizione!

  • Un diplomato, tipo un ragioniere che lavora per 300€ a nero o con busta paga come l’aspirante mestro!

  • Un ingegnere al suo primo lavoro con 600€ e mansione da tecnico!

  • Un diplomato che si dirige verso un lavoro non nella sua area di studi come uno studente del Liceo Scientifico che diventa commesso. Che peccato ha commesso?

  • Un avvocato che deve sottoporsi all’apprendistato obbligatorio!


Devo fermarmi perche’ comincio a soffrire col fegato. Altrimenti comincerei a parlare di tutti quei master creati solamente per fare false promesse e sottrarre soldi a poveri genitori. In pratica si tratta di gavetta non pagata ma con contributo in denaro da parte dell’alunno!



Vorrei che i miei compatrioti Campani riflettano. Se tutto e’ cosi e’ colpa nostra. Non e’ vero che non si puo’ far nulla. Se continuiamo ad accettare, nulla cambiera’. C'e' addirittura chi cerca la raccomandazione per fare la gavetta?

E poi? La raccomandazione per trovare un vero lavoro? E poi se lo perdi? La raccomandazione per non fare la fame?



Non ho mai detto che sia facile combattere. Ma e’ meglio lasciare la nostra terra cosi ai nostri figli? La vita cosi e’ comunque molto difficile, perche’ non combattere per una vita migliore?



Vorrei farvi riflettere sulla definizione giuridica di lavoro nel codice civile e sull'articolo 36 della Costituzione, Titolo III, rapporti economici

Art. 2094 "E'prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell'imprenditore."

Art. 36 della Costituzione.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.



Forse e' troppo difficile capire che il lavoro sottointende una retribuzione, e questa deve garantire l'esistenza al lavoratore...



Vi lascio ora all’articolo che mi ha ispirato, pubblicato sul Corriere. In fondo il link.



Assunzioni regolari per il punteggio, ma stipendio uguale a zero o quasi

Insegnare per anni gratis nelle private

La tacita regola imposta ai giovani docenti in Campania. Tutti sanno, ma nessuna denuncia

(Emmevi)

NAPOLI - Insegnare per anni gratuitamente nelle scuole private. È il destino che accomuna centinaia di giovani docenti che lavorano in istituti paritari in Campania senza ricevere compenso o al massimo ottenendo solo una piccola parte del salario. Esiste ormai da anni una regola tacita imposta dai dirigenti di tante scuole private ai docenti freschi di abilitazione all'insegnamento che entrano nel mondo della scuola attraverso il canale degli istituti privati: le scuole paritarie assumono con un regolare contratto i giovani insegnanti permettendo loro di accumulare punteggio e scalare le graduatorie provinciali d'insegnamento (condizione necessaria per lavorare un giorno nella scuola pubblica e ottenere il fatidico posto fisso). I docenti in cambio accettano di lavorare gratuitamente o per poche centinaia di euro nelle scuole private. È raro che un giovane insegnante si ribelli a questa prassi: nelle regioni meridionali il numero dei docenti precari è molto alto e le scuole private non hanno problemi a trovare insegnanti pronti a tutto pur di ottenere un incarico annuale.

STATISTICHE - Secondo i dati Istat del 2006, oltre il 20% delle scuole italiane sono private e dei 9 milioni di studenti italiani almeno uno su dieci frequenta un istituto privato. In Campania le scuole non statali riconosciute sono oltre 2 mila: la maggioranza sono istituti per l'infanzia o elementari, ma nel corso degli ultimi anni si sono moltiplicati i licei e gli istituti tecnici. Con la legge del 2000 le scuole paritarie sono state equiparate in tutto e per tutto alle scuole pubbliche e ricevono sussidi e finanziamenti dallo Stato (la legge di bilancio 2008 ha stanziato oltre 530 milioni di euro a favore delle scuole private per l'anno 2008/2009). Ma, a differenza degli istituti pubblici, le scuole paritarie non assumono gli insegnanti prendendo in considerazione le graduatorie nazionali e provinciali, ma contrattando con il docente compenso e condizioni lavorative. L'unico obbligo che le scuole paritarie hanno è quello di assumere insegnanti che hanno superato il concorso di abilitazione all'insegnamento. Per tanti giovani alle prime armi che vivono nell'Italia meridionale è davvero difficile ottenere una supplenza in una scuola pubblica a causa del gran numero di insegnanti presenti nelle graduatorie provinciali: proprio per questo si rivolgono alle scuole paritarie. Tanti istituti paritari propongono ai docenti il medesimo accordo: punteggio annuale in cambio di lavoro gratis o sottopagato.

LA STORIA DI M. – M. è una trentenne che da quasi tre anni lavora in un istituto primario paritario che si trova nell'agro nocerino-sarnese, area a metà strada tra Salerno e Napoli. Non vuole che il nome della sua scuola sia divulgato perché teme di perdere il lavoro. «Come tanti giovani insegnanti meridionali per cominciare a lavorare ho dovuto fare una scelta», dichiara. «O emigravo al Nord con la speranza di ottenere qualche supplenza nella scuola pubblica oppure dovevo accettare di restare a casa e lavorare gratis per qualche istituto privato. Grazie alla raccomandazione di un mio parente (la maggioranza delle scuole paritarie locali assumono solo persone di cui si possono fidare) sono stata presentata alla preside di una scuola privata della zona e ho cominciato a insegnare. Già il primo giorno è stata chiara: mi ha detto che a fine mese avrei dovuto dichiarare di aver ricevuto il compenso ordinario firmando la busta paga, ma mi sarebbero stati concessi solo 300 euro. Sono costretta a firmare e a dichiarare il falso perché questa finta retribuzione garantisce il pagamento dei contributi previdenziali, condizione necessaria per l'attribuzione dei 12 punti annuali in graduatoria. I 300 euro mensili mi permettono di pagare la benzina e l'autostrada che ogni giorno prendo per raggiungere la scuola». Durante questi tre anni, M. non ha ottenuto nessun aumento salariale, mentre le ore a scuola sono aumentate e spesso la sua giornata lavorativa si conclude nel tardo pomeriggio. «Io amo insegnare e per me non è un peso passare intere giornate con i bambini. Certo se fossi pagata il giusto sarei più felice. Lavorare gratuitamente nelle scuole private può apparire uno scandalo ai più, ma qui in Campania è la regola. Nell'istituto dove insegno ci sono decine di giovani colleghe che si trovano nella mia stessa condizione. Con la riforma del maestro unico presentata dal ministro Gelmini, per gli insegnanti elementari la situazione è destinata a peggiorare: aumenteranno i maestri senza lavoro e diminuiranno i posti a disposizione. Non mi stupirei se fra qualche anno le scuole paritarie ci chiedessero di offrire un contributo simbolico per lavorare».

LA STORIA DI S. – C'è chi come S. dopo tanti anni di lavoro gratuito è riuscita a liberarsi dal ricatto del punteggio diventando un'insegnante di ruolo in una scuola pubblica. Oggi lavora in un liceo di Salerno, ma ricorda ancora con rancore e rabbia gli anni di docenza in un famoso istituto privato della città campana: «I primi anni insegnavo solo italiano e latino», dichiara S., che oggi ha poco più di 30 anni. «Poi ho cominciato a fare lezione anche di storia e geografia. Lavoravo fino a 30 ore alla settimana e a fine mese l'istituto mi pagava solo 200 euro. Questo calvario è durato ben sei anni». S. dichiara di non aver mai parlato di compenso con il preside del liceo, ma di aver sempre saputo che se voleva lavorare in quella scuola bisognava accettare la somma esigua che le offrivano: «La cosa più degradante avveniva a fine mese. Entravo nella stanza del preside e fingevo di volerlo salutare. Lui capiva e mi metteva in mano duecento euro. Anche altri insegnanti erano costretti a ripetere questa sceneggiata. Nella scuola vi erano oltre trenta docenti e la maggioranza si trovava nelle mie stesse condizioni. Poi ogni tanto ti chiamavano e ti facevano firmare in blocco le buste paga. Quando hai bisogno di lavoro e denaro fai mille compromessi, alla fine se penso a quegli anni mi sembra di aver rimosso tante cose spiacevoli e tristi». S. racconta che dopo aver passato sei anni in quella scuola privata finalmente tre anni fa ha ricevuto la chiamata per la prima supplenza in una scuola pubblica: «Avevo accumulato un buon punteggio e ho deciso di lasciare l'istituto privato. Dopo varie supplenze sono diventata di ruolo. Il giorno che ho ricevuto il primo stipendio regolare è stato indimenticabile». Tuttavia S. non rinnega il passato: «Mi dispiace dirlo, ma senza i compromessi accettati nella scuola privata, oggi non lavorerei in un istituto pubblico. Chi sfrutta giovani docenti dovrebbe vergognarsi. Ma ciò che più sconcerta è il fatto che dai sindacati agli insegnanti di ruolo tutti accettino questa realtà facendo finta di niente».

LA STORIA DI G. E IL SINDACATO LOCALE - G. ha 27 anni ed è alla sua seconda esperienza in una scuola privata del salernitano. L'anno scorso ha insegnato in un istituto alberghiero del Cilento, mentre quest'anno è stato chiamato come docente di materie letterarie in un liceo sociopsicopedagogico di Salerno. Non riceve alcun compenso (lavora 18 ore alla settimana) , ma naturalmente ogni mese firma la sua busta paga. «L'anno scorso ho lavorato l'intero anno e poi non mi hanno più chiamato. Non ricevevo nemmeno un euro come adesso, ma dovevo fare quasi 50 km in macchina per arrivare a scuola». G. non è ancora abilitato e ricevere questo incarico gli sembra una benedizione: «Prima di me numerosi professori, visto che la mia scuola non paga nulla, hanno rifiutato l'incarico. Sono stato fortunato: ho presentato la domanda e, dopo aver visto che accettavo le loro condizioni, mi hanno subito assunto. Mi rendo conto che non è il massimo, ma questo lavoro non remunerato mi permetterà, dopo un anno e mezzo di sacrifici, di fare il concorso all'abilitazione. Se riesco a superarlo, potrò cambiare scuola e almeno comincerò a guadagnare qualcosa». Il segretario provinciale Uil-scuola, Gerardo Pirone, conosce bene la situazione drammatica delle scuole private, ma afferma: «Sono nel sindacato scolastico di Salerno dal 1987 e in oltre vent'anni ho ricevuto solo due denunce da parte d'insegnanti di scuole private che si lamentavano della retribuzione offerta dai loro datori di lavoro. In queste due occasioni ci siamo mossi e siamo riusciti a ottenere dalle scuole che gli insegnanti ricevessero quello che gli spettava. Il nostro compito è far rispettare i contratti, ma se nessuno denuncia, noi non possiamo fare molto».



http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_11/insegnanti_gratis_campania_francesco_tortora_bd2eed66-dff6-11dd-a8a3-00144f02aabc.shtml

Alfredo da Dublino

Cava Dei Tirreni