Innanzitutto ringraziamo il direttore per averci segnalato un articolo.
Tempo fa dissi, poco prima della crisi, supportato anche da Utopie Irlandesi che ormai ha chiuso il blog, che uno dei paesi , dopo USA, UK ed Irlanda, maggiormente colpiti dalla crisi, sarebbe stata la Spagna, a causa di un'economia anche'essa fortemente dipendente dal business delle costruzioni. Non lo dissi perche' avevo la sfera di cristallo, ma semplicemente perche' avevo seguito una trasmissione radiofonica su Radio24, "la zanzara", in cui si parlava del collasso immobiliare Spagnolo. Secondo il conduttore, e molti analisti, il collasso immobiliare Spagnolo era ormai iniziato da tempo. I maggiori costruttori del paese avevano dichiarato bancarotta, e molti erano vicini.
Oggi, sui telegiornali Italiani, hanno mostrato piu' volte l'ormai tristemente famoso "paghi1 prendi due" del mercato immobiliare spagnolo. Compri una casa e ne hai due. Una in omaggio. La disoccupazione si e' assestata al 12% mi pare, dato molto preoccupante.
E' di questi tempi la convinzione che, siccome le multinazionali americane si spostano ad est, il futuro sia in quei paesi, che ormai cavalcano l'onda del progresso e dello sviluppo.
Permettetemi di dubitarne.
In periodi di recessione non si e' mai visto che i paesi piu' poveri diventino incredibilmente piu' ricchi. Quando c'e' recessione, chi e' piu' povero, muore di fame. Questa e' la regola, a chi non piace io non posso farci nulla.
Ho molti amici nell'est Europa. polacchi, rumeni ed ungheresi. Tutti mi dicono che la situazione li peggiora costantemente, e l' emigrazione , che prima era una soluzione, ora non lo e' piu' vista la crisi internazionale.
Paesi come Polonia, Romania, Bulgaria, Moldova , Slovacchia e, in parte anche Rep. Ceca ed Ungheria, hanno un grosso incoming dovuto ai connazionali all'estero che mandano soldi in Patria. Basta fare il conto di quanti immigrati all'estero hanno questi paesi. Mi pare che i polacchi siano 3 milioni. 1 milione di Rumeni e' in italia, 1 milione di Moldavi e' all'estero. Molti di loro rientreranno in patria a breve. Cio' significa che con loro, finira' il flusso di denaro dall'occidente. Inoltre anche le loro banche sono fortemente indebitate con l'estero. Molti di questi paesi mancano addirittura di grossi istituti bancari nazionali, e di fatto il loro sistema e' tutto basato sul prestito all'estero.
Questo e' quello che dico io. Liberi di contraddirmi. Non mi offendo, lo sapete. io dico solo la mia.
Pero' vi riporto in basso un articolo segnalatomi dal Direttore, che sembra confermare cio' che dico io. Anzi, disegna scenari allucinanti, e direi catastrofici e preoccupanti anche in termini di sicurezza internazionale.
Prima di leggerlo ricordo il senso di cio' che voglio dire. In periodi di recessione globale, chi e' povero, muore di fame.
Un abbraccio a tutti
Bacco1977
Un nuovo FMI per salvare i paesi dell’Est
di Mario Seminerio - ©LiberoMercato
E’ di questi giorni la notizia che un consorzio delle principali banche russe sta contattando i creditori occidentali per proporre una rinegoziazione dei termini dei finanziamenti in essere. L’iniziativa deriva dalla vera e propria emergenza sulle riserve in valute forti che la Russia sta affrontando. Quest’anno, banche ed imprese russe dovranno infatti rimborsare o rinnovare debiti in valuta estera per 117 miliardi di dollari, ma le riserve ufficiali del paese stanno inesorabilmente prosciugandosi a causa dell’effetto congiunto del rimpatrio di capitali esteri, e del debole andamento delle quotazioni del greggio, che impedisce al paese di ricostituire le proprie scorte valutarie. A ciò si aggiunge la gestione del cambio finora adottata dalle autorità russe, che hanno dilapidato riserve nel futile tentativo di frenare il deprezzamento del rublo. Mosca ha già iniziato a concedere prestiti a società pericolanti, dietro pegno di azioni che porteranno entro breve tempo alla nazionalizzazione di interi settori dell’economia. Ma anche così il sistema appare già insolvente rispetto ai creditori internazionali, rappresentati in larga misura da banche europee.
E qui risiede il prossimo grande rischio per l’economia del nostro continente, oltre che per quella globale: la crisi dell’Est Europa, che si aggrava ogni giorno di più, e rischia di travolgere non solo le banche del continente, ma anche alcuni governi nazionali. La situazione più seria è quella austriaca, il cui sistema bancario ha prestato 230 miliardi di euro ai paesi del blocco ex sovietico, una cifra pari al 70 per cento del Pil nazionale. Eventuali insolvenze anche solo per un decimo di tale importo finirebbero col distruggere il sistema finanziario austriaco, e il governo di Vienna ha già mandato inequivocabili segnali all’Unione Europea (e, soprattutto, alla Germania) per ottenere sostegno. Il governo di Berlino ha già informalmente fatto sapere di considerare questo un problema austriaco. Salvo poi essere costretto a ricredersi quando, a breve, apparirà drammaticamente chiaro che questo è un evento sistemico continentale dalla portata ancora più devastante della crisi delle cartolarizzazioni tossiche.
L’insieme dei paesi dell’Est ha in scadenza, nel 2009, debiti verso banche estere per circa 400 miliardi di euro (pari ad un terzo del Pil della regione), che sono parte di un indebitamento complessivo stimato pari a 1700 miliardi di euro, in prevalenza a breve termine o a tasso variabile. Sono anche il frutto della corsa al mutuo denominato in euro da parte di paesi che stavano per convergere alla moneta unica, ma si portavano dietro rilevanti ed irrisolti squilibri macroeconomici e demografici, che hanno finito col fare esplodere i consumi e l’indebitamento in valute forti in presenza di tassi reali negativi e salari reali in forte crescita. Oggi il problema principale è quello di chiudere il deficit delle partite correnti senza causare catene di fallimenti (di imprese e banche) e disoccupazione di massa. In un momento in cui il credito è imploso e ripiegato per linee nazionali, questi paesi hanno insufficiente risparmio domestico e si trovano ad affrontare un aggiustamento brutale.
Poiché ogni grande debitore trascina con sé anche i propri creditori, il problema è destinato a ricadere sulle banche europee, già coinvolte nelle cartolarizzazioni americane ma con l’aggravante di essere dotate di un grado di leva finanziaria che, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, è fino al 50 per cento superiore a quello delle banche statunitensi. Quello che è davvero sorprendente (o sconcertante) è che gli europei contino per circa i tre quarti dell’intero portafoglio di crediti erogati ai paesi emergenti, stimati pari a 4900 miliardi di dollari. Non a caso i principali banchieri dell’Unione europea hanno sollecitato le istituzioni comunitarie a prendere in considerazione la creazione di facilities creditizie anche per i paesi dell’Est Europa. Ma le risorse fiscali scarseggiano, soprattutto in assenza di strutture sovranazionali che gestiscano l’emergenza, e con le autorità nazionali che stanno ordinando alle proprie banche di concentrare gli sforzi creditizi all’interno dei rispettivi paesi. E’ l’ennesimo aspetto del credit crunch, quello che ripercorre a ritroso il sentiero della globalizzazione dei flussi creditizi. E l’Europa è costretta ad affrontare questo tsunami con un’architettura istituzionale ampiamente incompiuta.
Resta la possibilità, a lungo dibattuta, di una riforma che potenzi ruolo, risorse e raggio d’azione del Fondo Monetario Internazionale. Istituzione “occidentale” per antonomasia, controllata da americani ed europei, frutto di un’era storica in cui i paesi emergenti avevano un peso del tutto trascurabile su economia e commercio mondiali. La stessa dotazione di risorse del FMI è cresciuta in questi ultimi lustri molto meno dell’economia globale. Le linee di intervento per rilanciare l’istituzione sovranazionale sono note da tempo: identificare le tipologie di salvataggio ammissibile, discriminando tra condotte spericolate dei singoli paesi ed eventi negativi ad essi esterni; riformare il sistema di seggi e quote dei paesi finanziatori, aumentando il peso dei paesi asiatici; da ultimo, e per effetto delle precedenti priorità, procedere ad una forte ricapitalizzazione del Fondo. Per questa via, ad esempio, la Cina potrebbe trovare nuova legittimazione internazionale. E’ comprensibile la resistenza degli americani, che rischiano di vedersi scippare uno dei principali strumenti attraverso i quali hanno esercitato per decenni la propria egemonia geopolitica, ma allo stato attuale sembra non esistano alternative per tentare di puntellare un sistema economico mondiale che sta dando paurosi segni di cedimento. O meglio, l’alternativa è quella di negoziati bilaterali dei cinesi con i paesi per essi più “promettenti”, come fornitori di materie prime o mercati di sbocco. L’esito non cambierebbe: sarebbe solo la certificazione dell’indebolimento della leadership americana, ma farlo con una concertazione multilaterale è certamente meno traumatico rispetto all’affermazione di tendenze spontanee che sono per loro natura disgregatrici.
Nel frattempo gli europei dovranno pensare a cosa fare per evitare che il crollo dell’Est assesti un colpo esiziale alla costruzione unitaria. Ma sappiamo già sin d’ora che non sarà possibile salvare tutto e tutti.
10 comments:
Per quanto riguarda la Russia, io la lascerei andare in bancarotta, cosi' forse i russi si rendono conto a chi hanno dato il voto negli ultimi 10 anni, e con qualche sommossa popolare giudata dagli USA riusciamo a buttare giu' lo zerbino di Putin, ed instaurare una vera democrazia liberale li' (come quella che sarebbe necessario ci fosse in italia)...
Se l'Austria rischia di avere seri problemi, aiuterei lei, ma non direttamente la Russia.
Cmq ho l'impressione che se il decennio 2000-2009 e' stato caratterizzato perlopiu' dalla lotta globale al terrorismo, il prossimo sara' caratterizzato dalla lotta alla poverta' (ma non quella Africana, quella occidentale...)
Ciao Anonimo.
Bel commento, grazie mille
mi permetto di dissentire.
in recessione, puo' accadere che il povero si senta meno povero e il ricco si senta molto piu' povero.
l'ho notato in italia, dove il sud, in crisi da decenni, sta sopportando meglio il momento di crisi, grazie ai costi ed allo stile di vita piu' basso, mentre per chi viveva a milano con ritmi di vita scadenzati da aperitivi, party, ed un grado di "popolaritá" misurato sul loft piú bello, la macchina piú fica e la vacanza piú costosa, qualche bella sterzata c'é stata.
2-non conosco tutti i paesi dell'est, solo la rep ceka.
2 settimane fa con la mia ragazza, ci siamo fatti una vacanzina tra milano, roma, napoli e taranto.
OGNI amico, parente, conoscente che incontravo, il secondo argomento, dopo i saluti era la "crisi".
a fine vacanza lei mi prendeva in giro, ora mi saluta chiamandomi "criZis" parola il cui significato ha imparato in quei giorni.
in rep ceka, che non é il paradiso, le difficoltá ci sono, ma, per esempio, ho "applicato" per lavori e sono sempre stato contattato tempo 1 ora, la mia ragazza, la sua famiglia, le sue amiche ed i miei amici, non hanno ALCUN problema.
forse chi lavora nel settore auto (skoda).
le previsioni di crescita per la polonia sono (tra i pochi paesi eu) in positivo, di poco, ma in positivo (lo stesso per la slovakkia e slovenia). fonte financial time di oggi (cartaceo, non chiedetemi link, l'ho sfogliato in aeroporto)
Hey Pedro!
Il post e' stato scritto apposta perche' qualcuno dissentisse, dicesse la sua aprisse una discussione.
Io non sono un blogger che quando scrive vuole che tutti la pensino come lui. Questa e' una caratteristica che ho preferito lasciare in Italia e con gli italiani.
Ergo.
Liberi di contraddirmi.
Verifico i tuoi dati e ti rispondo.
Saluti vivissimi
Ragazzi, come ve la passate lì a dublino?? La situazione si sta calmando sul fronte crisi e licenziamenti?
Ciao
Dante
Ciao Dante.
La situazione e' seria. Che si dice in Spagna?
Ciao Dante sono Alfredo. Come te la passi a Barcellona? La crisi e' forte? La Celtic Tiger e' diventata la Celtic Lumaca. Negozi, Hotels chiudono a vista d'occhio. Alcuni settori non esistono piu'. Quasi tutti i builder hanno perso lavoro, molti in societa' finanziarie. All'improvviso le persone si son rese conto che non e' normale spendere tutto lo stipendio ed aspettare il prossimo. Anche chi non ha perso il lavoro ha cambiato stile di vita. Prevedo un anno nero, tra un anno si sara' assestata la situazione e chi lavorera' ancora si sentira' piu' sereno e comincera' non dico a spendere ma a riprendere acquisti di beni di lungo periodo. Credo che oggi molti vedano il futuro cosi incerto che non comprano manco una fotocamera, un nuovo cellulare o un laptop. Son daccordo con Pedro, al Sud siamo abituati alla crisi, la prendiamo molto meglio, ci arrangiamo. In tutto questo nero io vedo una irlanda che se non sara' in bancarotta sara' sana e normale in un paio di anni, e non pagheremo piu un doppio whisky e 7up 14€ in un pub, non in un night. RIDICOLO
A proposito dell'Est.
http://www.economist.com/opinion/displaystory.cfm?story_id=13184655
grazie direttore ;)
financial times:
http://www.ft.com/cms/s/0/ca5d17ce-03a5-11de-b405-000077b07658.html?nclick_check=1
http://www.ft.com/cms/s/2/52501e28-04b0-11de-8166-000077b07658.html
"The lower-deficit countries, Poland, Turkey, the Czech Republic and euro members Slovenia and Slovakia, are in better shape."
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