Quando la buona politica (e la buona demagogia aggiunge bacco), e' pessima economia.
Non ho mai avuto simpatia per Zapatero.
Sia ben chiaro, i suoi interventi di ammodernamento sociale del paese sono veramente da apprezzare.
Confrontare il ministro delle pari opportunita' spagnolo (donna) e la Carfagna, e' come cercare di far competere un mulo (la Carfagna) alla Galway's race.
Il punto e' che gli interventi sociali da soli non bastano. Non basta distribuire soldi a manetta a Catalogna e Paesi Baschi per garantire stabilita' sociale e quindi economica.
Spesso la stabilita' sociale, l'eguaglianza, non va di pari passo con una buona politica economica. Un buon leader deve saper mediare tra demagogia, bisogni della gente, bisogni della nazione, e casse dello stato.
Zapatero non ha saputo farlo.
La sua paura di prendere decisioni economiche serie, la sua volonta' di far contenti tutti distribuendo soldi in maniera scriteriata, mettendo un ' ipoteca suil terzo mandato, trascina la Spagna alla rovina.
E' il paese dove la recessione maggiormente ha colpito , seguito da Irlanda e UK.
Con una sola differenza. La Spagna non ha gli skills e le competenze di Irlanda e UK. Lo dice l'economist: "An expensive, poorly educated labour force"
Vi lascio all'articolo:
Bacco1977
Spain's happy-go-lucky government
When good politics is bad economics
Jul 30th 2009
From The Economist print edition
The prime minister’s aversion to tough decisions risks prolonging the slump
EPA
AS SPAIN’S prime minister heads off for his summer holiday, he has some cause for satisfaction. Although his country is mired in recession, José Luis Rodríguez Zapatero stands out among the small band of centre-left heads of government in Europe because he has managed to keep his head more or less above the political waters (see article). Next door in Portugal, the socialist government looks headed for defeat in an election in September; so does Britain’s Labour government next year. But Mr Zapatero’s Socialist party has slipped only slightly behind the opposition People’s Party, according to an opinion poll this week. Even if Mr Zapatero himself is less popular than he was, he still bests Mariano Rajoy, the plodding opposition leader. That is despite an unemployment rate that has shot up to 19%, double the average in the euro area.
In clearing his desk, Mr Zapatero pulled off a couple of deals that will shore up his position. First, he clinched an agreement over changes to the financing of Spain’s autonomous regional governments (see article). This will give more money to Catalonia, and should earn him the backing of Catalan nationalist parties for the budget vote in parliament in the autumn. Without their support, the budget might bring down his government, since his party lacks a parliamentary majority. Second, he sided with the trade unions to block demands from business leaders to reform Spain’s two-tier labour market. That has seen off the risk of a general strike.
For all their tactical political deftness, these agreements carry an economic cost for Spain. They are, alas, typical of Mr Zapatero’s way of governing. By his refusal to countenance unpopular measures and his habit of showering public money on any problem, he risks prolonging the recession.
Spain’s decade of growth has come to a painful end. In contrast to much of Europe, which is home to a few green shoots (see article), Spain’s economy still looks as arid as the meseta. True, other European economies may contract more than the 4% decline the IMF forecasts for Spain this year (for that Mr Zapatero and his government’s big fiscal stimulus deserve some credit). The problem is that the recession looks set to drag on much longer in Spain than elsewhere; many forecasters see no recovery before the end of 2010.
That is because Spain’s problems stem not just from the global crisis, but from weaknesses at home. Its growth was based on low-skilled, labour-intensive industries such as house-building and tourism. Although 1m homes remain unsold, construction still accounted for 10% of GDP in the first quarter of this year—twice its share in Britain. Spain needs to use the time bought by deficit spending to reshape its economy.
An expensive, poorly educated labour force
That means reforming not just the dysfunctional education system but also the disastrous labour market. Mr Zapatero refuses “to cheapen the firing” of the two-thirds of the workforce on permanent contracts, who must be paid 45 days for each year of service if they are laid off. His refusal blunts the incentive to hire. Collective-bargaining rules mean that wages for the country’s labour aristocracy are rising even as prices are falling. Since Spain, a euro member, can no longer devalue, its businesses are becoming even less competitive.
An initially strong fiscal position is rapidly eroding, with the budget deficit heading for 12% of GDP this year. If growth remains elusive, investors will soon demand a higher return on the government’s bonds. But Mr Zapatero is spending regardless. Catalonia had something of a case for a bigger slice of the cake. But it looks as if the regional financing deal will add another percentage point of GDP to the deficit.
Mr Zapatero seems to be counting on inertia to pull his country out of its slump, allowing him to win a third term in 2012. He will be lucky to get away with it. Even if he does, it is a formula for the Italianisation of Spain. Put off the pain of reform now—and recovery will take longer. As Spaniards head for la playa, it is time their government told them so.
Tuesday, August 11, 2009
Cava Dei Tirreni
9 comments:
vado OT, parlo in generale di economia e politica, da NON esperto, mi pongo dei seri dubbi sulla bontà di questa "scienza" e dei suoi esperti, dopo le ultime scoppole prese.
lavoro da poco x un'azienda che ha chiuso un dipartimento in outsource, a dublin, per riportarlo internamente, a brno, in rep ceka.
per anni hanno detto che bisognava tagliare i costi fissi, delocalizzare creando piccole aziende satellite, ora si accorgono che un dipartimento interno, lo puoi gestire meglio, costa meno ed è un investimento serio ed a lungo termine.
chi paga per queste scelte passate sbagliate?
non parliamo poi dei geni della finanza, che camminavano a due metri sopra le nostre teste tanto erano bravi a fare soldi, mentre ora è chiaro che agitavano solo fumo e pochissimo arrosto.
chi paga per la crisi economica?
tutto questo per dire, i politici sono scarsi, come nel caso di zapatero e di esempi lampanti italiani, ma magari anche i pagatissimi "collaboratori" e professionisti che vendono le loro salate consulenze, non sono da meno.
nessuno che si sia accorto in tempo che certe banche e società RUBAVANO, erano fondate sul nulla, che l'economia stava cadendo a pezzi...?
dovremmo anche noi cittadini comuni interrogarci sui "dogmi" economici che ci vengono proposti come quelli religiosi.
il prezzo è fatto dal mercato, dall'incontro di domanda ed offerta...
ca..ate!
i prezzi)ed è solo un esempio, visto che parliamo di economia e politica) li decidono alcuni, pochi...sulla ns pelle.
Pedro l'economia e' una scienza vera e propria, il problema e' che non e' applicata perche' chi decide puo' avvantaggiarsi a scapito dell'economia generale.
Le economie che oggi crollano erano pompate da falsa crescita sostenuta de credito che oggi non verra' mai piu' rimborsato.
I banchieri si son fatti i soldi con i bonus, i politici, specialmente gli irlandesi, hanno fatto gli spavaldi sostenendo d'avendo trovato la ricetta magica per la crescita economica.
Io, che l'economia l'ho studiata, l'ho sempre detto che qui sarebbe crollato il mercato immobiliare. Il fatto che la crisi e' cominciata negli USA ha peggiorato ed amplificato il declino che era naturale avvenisse. La questione non era se, ma quando. E piu' tempo passava, peggiori si prospettavano le conseguenze.
Era solo questo. In Spagna il Governo poi non fa scelte dure, impopolari. Peggio ancora che farle sbagliate come stanno facendo qui in Irlanda.
Che Dio ci salvi
Pedro ha ragione, pero' anche alfredo dice il vero.
Ricordo benissimo che 2 anni e mezzo fa, appena mi trasferii, alfredo mi disse che questa speculazione era destinata a finire, e che la recessione era vicina.....
consiglio a tutti di leggerlo atetntamente quando scrive
Bacco, questo articolo dell'economist non mi convince.
Propone vecchie ricette fallimmentari, mostrando di (far finta di) non aver capito le ragioni della crisi.
E' legittimo che Zapatero possa non piacere. Peró non vedo cosa altro potesse fare se non aumentare la spesa pubblica, avendo avuto per un decennio il bilancio in attivo (!) ed un debito pubblico minimo, per tamponare la crisi. Lo hanno fatto tutti, anche Bush.
La frase sull'Italianization la trovo infelice. Denota una conoscenza molto approssimativa sia della realtà italiana che di quella spagnola.
Dispiace che una rivista un tempo cosí autorevole sia ridotta in questo stato.
per carita'.
scrive molte cazzate, ma resta pero' la crisi enorme in Spagna, e molte scelte discutibili di Zapatero.
Il tempo rispondera'.(meno di un anno)
Si peró in Spagna a livello di politica economica c'è stata una forte continuità sulla politica economica tra Aznar e Zapatero. Si dividono su ETA, rapporti stato-chiesa, autonomie locali e politica estera. Sull'economia non è che sia cambiato granchè.
La bolla immmobiliare è cominciata sotto Aznar nel 96 ed è continuata sotto Zapatero.
Grazie Bacco.
Ogni bolla e' destinata solo a bruciare troppo velocemente denaro. I prezzi salgono, le inefficienze aumentano, gli investitori alla fine ci perdono i soldi e molti la fiducia, che stenta a ritornare e causa una situazione di stallo che poi di solito si riprende troppo di sbalzo di nuovo e causa una nuova bolla.
Il modello ideale e' quello di alcuni paesi scandinavi, dove in tempi di crescita si cerca di risparmiare sulla spesa pubblica, soprattutto opere pubbliche evitando di investire quando i prezzi sono alti appunto a causa della crescita.
Nei momenti di stallo invece, quando il potere dell'investitore, lo Stato appunto, e' maggiore vista la bassa domanda, conviene investire, aiutando l'economia generale ed allo stesso tempo generando un risparmio acquistando beni e servizi ad un buon prezzo.
Purtroppo nel 90% dei casi quando c'e' l'abbondanza si tende a spendere a spanna per accaparrarsi il favore pubblico, fregandosene delle conseguenze dirette ed indirette di tale comporamento da parte di un soggetto, lo Stato, che puo' influenzare molto l'andamento di un mercato data la mole di danaro che puo' muovere.
Prima o poi la fine del mondo deve venire insomma.
Io non vivo in Spagna e non sono informatissimo quindi non mi pronuncio piu' di tanto. So pero' che la Spagna ha attirato meno cervelli dell'Irlanda durante il boom.
meno paghi i cervelli meno li attiri.
L'Irlanda ha un bagaglio di know How immenso.
Vediamo come sapranno sfruttarlo....
l aspagna e' finita ragazzi
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