Friday, February 5, 2010

Non e' facile integrarsi..

Non lo e'.
Lo disse anche Vinz. Dopo quasi tre anni in irlanda posso dire di riuscire a muovermi dignitosamente, ma ad essere completamente integrati ci vorra' ancora del tempo.
Ieri sera ne discutevo con un collega Irlandese. Anche lui e' stato expat, in Francia, per oltre cinque anni. Un rapporto di amore ed odio il suo. Difficile integrarsi, difficile addirittura fermarsi a parlare per lui che, da Irlandese, faceva della conversazione con il perfetto sconosciuto quasi uno stile di vita.

Gli racconto la mia situazione. Un paio di amici Italiani, un paio Irlandesi, un paio polacchi. Nessun altro. Bene cosi', a me serve poca gente ma buona intorno. Di infami approfittatori ne ho gia' conosciuti troppi fino ad oggi.
Gli dico che il mio espatriare in irlanda era anche dovuto alla passione per un posto e per la sua gente, che si e' poi rivelato diverso da cio' che mi aspettavo, soprattutto a causa della tigre celtica.
Un popolo che ha cominciato a discutere solo di proprieta', di banche e di metri quadri.
Mi ascolta in silenzio, da tipico Irlandese. Mi lascia sfogare per trenta minuti.
Gli racconto della difficolta' di trovare amici fuori dal pub. Delle difficolta' di inserirmi a pieno nella societa' che mi sta attorno e che in qualche modo amo e rispetto, nonostante i suoi difetti.
Quando ho finito mi racconta la sua esperienza e quella dei suoi amici in altri posti d' Europa occidentale.
Mi dice delle difficolta' di integrazione in Francia, in Belgio, in Germania, in Scandinavia. L'Irlanda e' uguale, e' la stessa cosa. Il fatto che ti venga data la possibilita' di parlare, di esprimere la tua opinione in mezzo alla gente, non vuol dire che sei diventato loro amico dall'oggi al domani. Per loro la conversazione e', allo stesso tempo, fondamentale ed inutile.
Fondamentale ed inutile.
Un pezzo importante del loro modo di vivere, della loro societa', ma inutile.
Inutile per quanto riguarda poi la possibilita' di fare amici.
In Irlanda non diventi amico di qualcuno con le chiacchiere. Lo diventi con i fatti.
Forse in Italia sei abituato che, facendo il ruffiano, riesci a diventare amico di qualcuno. Qui no, non e' cosi'.
I fatti. I gesti. Non le chiacchiere.

Gli racconto della mia esperienza di un anno a Bucharest, dove in pochi mesi avevo amici che venivano a casa ogni giorno, con cui usciv insieme, con cui giocavo a calcio in terribili campetti di perifaria, accerchiati dai ROM (sono sopravvissuto).

Forse nei paesi poveri c'e' ancora tempo per le relazioni. Ma anche li' il Dio denaro sta mietendo le sue vittime. Anche li' vidi il paese cambiare in due mesi, non appena aprirono le frontiere il 1 gennaio 2007. Ed il dio denaro inebrio' le loro menti. Ricordo che si comincio' a parlare solo di quanti soldi l' Europa avrebbe portato nelle casse del paese e nelle loro tasche, vuote fino a quel momento. E tutti lasciarono il loro paese.
Anche lui e' d'accordo. Nei paesi poveri c'e' ancora il tempo per le relazioni umane. Ancora per poco, purtroppo.

Inaspettato discorso ieri sera. Da un cittadino di un popolo che ha accarezzato il sogno della ricchezza e che ora si trova ad affrontare una realta' dura. Ma che, sembra, stia ricominciando a ritrovare se stesso.

Il male non viene sempre per nuocere


Bacco1977

18 comments:

pedro said...

bel post!
spezzo una lancia in favore di chi, da indigeno, si confronta con gli expacts.
come si fa a diventare amici di qualcuno che in x mesi, potrebbe lasciare il paese?
certo l'amicizia è un valore che è meglio poter dire di avere in esubero.

forse piu' che amici parlerei di stretti conoscenti.
di amici ne ho pochi, ma fidati, pur dopo 33 anni in italia.
gli amici sono quelli con cui non spendi del tempo a parlare davanti una birra o in un club.
gli amici sono quelli che ti hanno conosciuto quando eri triste, senza un lavoro, appena mollato dalla ragazza.
e sono rimasti con te.

un sorriso, le chiacchiere, non fanno l'amicizia, ma la compagnia.
quindi credo sia normale non sentirsi realmente legato a qualcuno, spesso di passaggio.

continuo con le mie esperinze personali.
nel 1992 quando andai a dublino, da ragazzino, conobbi dublinesi, con cui rimasi in contatto, vennero in italia, addirittura uno volle imparare l'italiano e studio' a torino.
per gli irish, i primi 'stranieri' erano una curiosità.
piacevole.

la celtic tiger li ha trasformati.

ho paura che avverrà anche qui, in rep ceka, come bacco ha descritto stava già accadendo in romania.

i soldi, la fretta di fare chissà che cosa, i pensieri...grazie a questo sistema, che centrifuga anche i sentimenti, ci sentiremo sempre piu' soli.

forse è anche questo il motivo per cui siamo qua...

TopGun said...

Bhe, non tutto il male viene per nuocere.
concordo.
secondo voi è possibile una "involuzione costruttiva" in Italia?

grazie a Pedro per i suoi racconti.

bacco1977 said...

certo che si.
Non siamo mica l'emblema del male?

Alfredo_s@x said...

Io lavoro prettamente con Irish, 99% dei dipendenti sono Irish nella mia azienda ed ho un'esperienza positiva. Credo che una parte delle difficolta' di integrazione venga dalle differenze culturali, usi e costumi.
C'e' sempre qualcosa che non ti piacera', in qualunque posto. Concordo con te Bacco che i soldi han trasformato di sicuro tutto. Io non ho mai capito perche' c'era gente che spendeva 200 euro ogni serata fuori, quando con poco piu' posso pagarmi un volo e due notti in albergo da qualche parte in Europa. Non tutti lo facevano ma molti, quindi mi son sempre un po' escluso. Devo dire che i miei colleghi spingono molto per trascorrere tempo insieme, giocare a pallone, a golf, a carte ed infine anche andare al Pub. Qualcuno mi ha anche detto di passarli a trovare. Io trovo gli Irish molto aperti e molto socievoli, umani e generosi. Probabilmente in questo posto dove lavoro, eircom, il Dio denaro ha distrutto meno, probabilmente questo tipo di ambiente dipende dalla bassissima rotazione del personale. Qui oltre la meta' degli impiegati e' in azienda da oltre 10 anni. Prendo la mia area, un 100 persone, sono l'unico nuovo, tutti hanno piu' di 5 anni, i 3/4 sono da oltre 10 anni in azienda. Si e' creata una sorta di famiglia. Nelle aziende nuove e con piu' stranieri l'ambiente e' diverso, e l'ho notato nel mio lavoro precedente. Qualche doppia faccia, qualcuno chiuso nella sua classe sociale o nazionalita', concorrenza tra diversi gruppi etnici. Quando in un ambiente ci sei da molto e pensi di restarci il tuo comportamento e' diretto ad effetti di lungo periodo, si cerca di fare amicizia, d'essere in buoni rapporti con tutti etc, ecco perche' credo d'essere fortunato nel lavorare in questa azienda e nel suo quartier generale. Probabilmente nel call centre sarebbe tutto diverso

bacco1977 said...

e' lo stesso anche in newbay.
Sono da oltre due anni e mi sento parte della famiglia. nonostante i problemi , evidenti, che vi sono.

Mi invitano a casa, a giocare, partite di poker, ecc.
Mi comincio a sentire parte della societa'. Ma ci son voluti quasi tre anni.... CHi e' disposto ad investire tanto tempo?

Alfredo_s@x said...

Ho capito Bacco. In effetti una volta la situazione si e' stabilizzata sembra facile, ma per chi ancora non ha raggiunto questo risultato e' difficile e qualcuno potrebbe soffrire troppo. A qualcuno capita di non riuscirci affatto. Siamo negli Stati Uniti d'Europa ma non siamo ancora maturi come negli States ad immaginare una regione del mondo come zona in cui vivere e spostarsi. Siamo ancora diversi da nazione a nazione. Che fare?

pedro said...

alfredo, non vorrei aver frainteso, da quello che mi pare di capire, dalla tua esperienza, pare che l'immigrazione sia un fenomeno destabilizzante.
'rivalità etniche', nuovi arrivati, nuove culture...

io invece penso che gli immigrati portino energie fresche, voglia maggiore di socializzare, forse proprio per colmare la necessità di non sentirsi soli.

integrazione, comunque, non credo voglia dire andare a giocare a calcio e bere nei pub.

avete mai conosciuto le loro famiglie, siete mai entrati nelle loro case, per una cena?

io queste cose, in un anno e mezzo le ho fatte solo tra expacts, mai con irish.
mai stati invitati per una gita in città o fuori porta?
e ripeto, non ne do una colpa a loro.

mi piace anche pensare che gli ambienti lavorativi dove si affrontano situazioni piu' critiche sono maggiormente coesi.

nasce una sorta di cameratismo, mentre dove va tutto bene, ci si sente meno parte del 'team'.
si lavora e poi si esce per condurre la propria vita.

Alfredo_s@x said...

Pedro forse hai frainteso, io intendevo dire che quando ho lavorato in ambienti dove c'erano numerosi gruppi di nazionalita' diverse ho notato spesso una sorta di leggero atteggiamento di reclusione all'interno di questi gruppi. Vorrei dire che secondo me dipende molto dal caso. Nel mio primo lavoro in Ericsson come supporto tecnico per ingegneri Ericsson c'erano i gruppi divisi per nazionalita'. Alcune persone erano chiuse, altre erano molto aperte e familiarizzavano con persone di ogni nazionalita'. Ancora oggi mi sento con ragazzi polacchi, irlandesi, italiani, olandesi conosciuti in quel periodo. Alcuni ragazzi prendevano in affitto case insieme, andavano in vacanza, si sono create delle coppie, tutto tra nazionalita' diverse e tra irlandesi e "stranieri". Nel mio secondo lavoro la situazione era diversa. Ora sono in Eircom, ormai da oltre 2 anni e la situazione e' molto positiva. Mi invitano, e c'e' da dire magari quello chiuso sono io che rifiuto la meta' degli inviti. Per fortuna gli irlandesi sono di solito molto "easy" e non se la prendono, aspettano l'occasione successiva. Si esce insieme, per passeggiate, partite di calcio ed ogni tipo di sport, per andare al pub o al ristorante, a casa loro, addirittura pernottando, anche a casa di persone sposate con famiglia e figli. Dipende tutto dall'ambiente lavorativo, e questo cambia da azienda ad azienda ed anche nel tempo all'interno della stessa azienda. Vedo dei dipartimenti meno coesi, anche quando sono solo irlandesi, altri di piu'. Classificare i gruppi e' sbagliato. Si tratta di sfortuna o fortuna secondo me. Quando i team sono divisi per task e non per nazionalita', tutto e' piu' facile. A volte capita pero' che in un team ci sono tante persone della stessa nazionalita', quindi si creano delle minoranze.

Alfredo_s@x said...

Insomma quello che voglio dire e' che se volessi potrei avere degli amici stretti irlandesi. Mi ritengo fortunato, in vita mia ho sempre avuto persone che posso chiamare amici intorno e quando non spendo troppo tempo con loro e' colpa mia. Uno di questi amici e' Bacco.

vinz_745 said...

Innazitutto grazie per la citazione. Anche tu confermi che le difficoltà ad integrarsi altrove sono oggettive e generali.
Non c'è dubbio che spetta a chi arriva dover decodificare le specifità locali ed adeguarsi. Queste sono le regole del gioco.
E forse il fatto che l'amicizia non venga concessa con facilità paradossalmente puó essere un vantaggio. Significa che quando poi arriva è genuina.

bacco1977 said...

E' così Vinz.

Poi ovviamente gli Italiani lamentano di nona vere amici dopo3 mesi. Sai, abituati ai ruffiani, non si concepisce l'amicizia genuina.

Alfredo_s@x said...

Quasi in nessun paese piacciono i ruffiani, quelli che parlano tanto e troppo e si sa promettono e sostengono tesi che non si mantengono in piedi.
Ci sono italiani che non lo sono ed in patri soffrono per questo.

Eva said...

Ciao a tutti,

mi chiamo Eva, mi sono imbattuta nel vostro blog e spero che non cosideriate il mio commento come un'intrusione, ma piuttosto come uno sfogo partecipativo.
A dire il vero cercavo informazioni su come scrivere un curriculum per un pubblico irlandese, dato che a brevissimo mi trasferirò a Dublino. Ma da immigrata mi sono imbattuta nel post "Non è facile integrarsi.." e volevo condivire anche la mia esperienza. Finite le superiori mi sono trasferita a Francoforte e devo dire che il mio primo anno in Germania è stato pieno d'amore, visto che vivevo in famiglia e sono stata considerata una figlia e una sorella più che una Au Pair passeggera. Ma quando mi sono trasferita a Berlino le cose sono cambiate. Quasi impossibile avere contatti con gli "indigeni", vari i motivi: chi non si voleva legare, non sapendo quanto tempo sarei rimasta, chi semplicemente aveva già il suo giro di amici; alla base un'integrazione lenta e faticosa, sì basata sui fatti, ma anche su un lento processo di fiducia, a volte decisamente troppo lento per un immigrato solo. Dopo più di un anno posso contare i miei amici tedeschi sul pollice e sull'indice, appunto due. Uno, il mio conquilino, l'altro un mio collega. Per il resto, tutti immigrati. Persino il mio ragazzo, appunto irlandese, pur ben accetto per le ciancere che ci sono ben note, non ha avuto molto successo.
Abbiamo deciso di muoverci in irlanda. Io, dal lato sociale, soprattutto con la speranza di queste chiacchere inutili con persone sconosciute al pub. Perchè sì, saranno inutili, ma almeno non ti fanno sentire un pezzo della mobilia, come mi è spesso capitato a feste tedesche. Dove entri, stai tre ore e te ne vai via senza aver scambiato una parola con nessuno, se non con chi ti ha accompagnato.
Mi farebbe piacere sentire anche la vostra opinione, come detto, mi sto per trasferire, di conseguenza posso basarmi solo sulla mia esperienza in Germania.
Un caro saluto,
eva

bacco1977 said...

Ciao Eva.
Mi scuso per il ritardo nel rispondere, ma sono fuori Irlanda e leggo il blog di rado. Da mercolediì riprendo a fare il bravo coredattore.

Cosa dirti, sono in molti a dire quello che tu dici. Qualche italiano ha lasciato dublino dicendo che lui con i tedeschi si trovava meglio, ed è ora a berlino.
Io non so cosa dire.
I tedeschi non sono famosi per calore, ma non mi piace generalizzare.

Posso solo ringraziarti per la tua testimonianza e, dirti, che se di chiacchiere hai bisogno, allora l'irlanda fa per te.
Se poi il tuo ragazzo è irish ti introdutrrà lui ad altri giri :)

Se poi senti il bisogno di contattare anche qualche connazionale, i cavesi a dublino sono sempre disponibili a chiacchiere inutili al pub.

Alfredo_s@x said...

Ciao Eva grazie per il tuo commento, la tua esperienza e' molto interessante. Io ho un'opinione positiva dell'Irlanda. Gli irlandesi non socializzano solo al pub secondo me. Ci sono altre attivita', sport all'aria aperta come golf, trekking. Gli irlandesi parlano molto, ascoltano e sono poco razzisti in genere ( a parte i knackers ma cosi ci si aspetta da analfabeti?), specialmente con gli Europei. Gli Irlandesi hanno una mentalita' aperta perche' viaggiano molto. I 3/4 delle persone che conosco sono state in Australia o negli States per almeno un anno. Viaggiano spesso per charity, imparano dalla sofferenza di popolazioni meno fortunate.
La societa' e' diversa da quella italiana, non e' perfetta, ma io preferisco una lunga serie di difetti alla ruffianeria.

Alfredo_s@x said...

Eva non riesco a visualizzare il tuo profilo, ci racconteresti la tua storia di emigrazione? Potremmo farti qualche domanda?

Gabriele Massari said...

In linea di massima posso concordare su tutto...

Sono in Irlanda da 10 mesi ormai, e lavoro da 8.

Ho avuto la fortuna di trovare lavoro in un'azienda piccola ( eravamo in 5, ora siamo in 7 ) e lo "spirito di gruppo" é molto forte.

Certo, sono ben lungi dal chiamarli "amici"...ma non mancano mai di invitare quando si beve, o si guarda una partita, o si va ad un concerto.

3 di loro si conoscono da tantissimo tempo, ma quando organizzazano qualcosa non mancano di farlo sapere a tutti...a maggior ragione quando si parla di musica sono il primo a saperlo :D

Dal canto mio, ricambio facendogli sapere i miei programmi per il w/e e portando piatti siciliani per pranzo :D

Fuori dal lavoro ho principalmente socializzato con i proprietari, e gli alunni, del corso di inglese che ha frequentato Cetty. Abbiamo legato bene con un paio di spagnole, un brasialiano ed un paio di irlandesi.

Amici?? Non so...di certo é un piacere sentirci, riuninirci, ed in piccole cose aiutarci ( trasloco, problemini logistici, accompagnare a.... )

La situazione Pub é completamente diversa. Entri é chiaccheri. Punto. Senza intermezzi. Senza inibizioni.

Eva said...

Ciao a tutti,

ringrazio molto Bacco e Alfredo per le loro risposte! E' stato molto più veloce di quanto mi aspettassi.
Credo che ogni immigrato cerchi più o meno lo stesso, rapporti relativamente "intimi" che vadano a sotituire quelli lasciati in un'altra città o in un altro paese. Concordo pienamente con Alfredo, quando dice che l'esperienza di un italiano all'estero dipende molto dall'ambiente di lavoro. In effetti, questo è stato uno dei miei problemi più grandi a Berlino, dove ho sempre avuto pochi colleghi fissi e cambiavo continuamente sedi e modalità di lavoro.

Per quanto riguarda il mio profilo, sarei contenta di inserire qualche dato in più, ma ogni volta che lo faccio mi si inchioda la connessione.. Qualche consiglio?

In ogni caso, sarei felice di rispondere a qualche domanda!

Spero di sentirvi presto. Ciaoooo :)

Cava Dei Tirreni